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Zero decimi , 110 e lode

Timothy è cieco ma ha voluto iscriversi a una delle facoltà più difficili, sfidando la diffidenza dei professori.

di Laghriett Game

Sicuro, anche se al buio, Timothy Cordes si è presentato all?ingresso dell?università di Nôtre Dame quattro anni fa, fresca matricola diciottenne. Arrivava da Eldridge, nello Iowa con un sogno: iscriversi a biochimica. I professori della facoltà cercarono di convincerlo, gentilmente ma fermamente, a cambiare idea. Uno studente cieco, erano le loro obiezioni, non avrebbe mai potuto frequentare con successo i difficilissimi corsi teorici e utilizzare come gli altri studenti il sofisticato laboratorio di biochimica. Invece, il 17 maggio Timothy si è laureato all?università di Nôtre Dame con il punteggio di 3.99 su 4.0. È stato l?ultimo studente a entrare nell?affollato auditorium in cui si è svolta la cerimonia di laurea. Il suo pastore tedesco, Electra, l?ha accompagnato fino al podio dove ha pronunciato un breve discorso, spesso interrotto dagli applausi dei compagni che gridavano festosamente il suo nome. Tra due mesi Timothy si iscriverà a medicina, diventando il secondo non vedente ammesso a questa facoltà nella storia degli Stati Uniti. Il suo scopo non è praticare la professione, ma dedicarsi alla ricerca. «La scienza è sempre stata la mia passione», dice, convinto. Il cane Electra e la cintura nera La vita di Timothy è un raro esempio di come sia possibile trasformare un?incredibile sfortuna in una felice opportunità, grazie a una buona dose di costanza e fiducia in se stessi. Questo ragazzo minuto e dalla faccia pulita, di quelle che è facile trovare in prima fila nelle chiese la domenica, ha un sacco di amici che lo stimano e gli vogliono bene. Armato di un piccolo ma sofisticatissimo computer portatile, accompagnato dal suo cane Electra che lo segue ovunque, dotato di un?intelligenza fuori dal comune, Timothy ha ottenuto il massimo dei voti in tutti gli esami, tranne un piccolo scivolone negli orali di lingua spagnola. Non solo: due settimane prima della laurea è diventato cintura nera di jujitsu e taekwon do. «È davvero una persona eccezionale», dice di lui Paul Helquist, docente di biochimica alla Nôtre Dame. Il professor Helquist era uno di quelli che all?inizio non aveva nascosto i suoi dubbi sul rendimento scolastico di Timothy, ma ora ha firmato una lettera di segnalazione su di lui per i colleghi della facoltà di medicina. «È decisamente lo studente più brillante che abbia mai incontrato nei miei 24 anni di insegnamento». Se qualcuno ora cerca di trarre un insegnamento moralistico dalla sua vicenda, Timothy invece ha una visione molto più pratica del suo percorso umano. «Non mi considero una specie di capitano coraggioso», spiega. «Se le persone mi vedono come un modello, non posso che esserne felice, ma in realtà ho fatto tutto per me stesso. Ho faticato parecchio. Come per diventare cintura nera. Non basta impegnarsi una sola volta, anche se per tanto tempo. Si tratta di sudare ogni giorno, applicandosi con pazienza, senza mai perdere la voglia di imparare». Il suo compagno di stanza al campus universitario, Patrick Murowsky, conferma: «La cosa straordinaria di Tim è che non si scoraggia mai e ha una fede incrollabile. Una volta eravamo in ritardo per andare a vedere una partita di football e dovevamo correre per riuscire a entrare allo stadio. Lui non ci ha pensato su un attimo e ha cominciato a venirmi dietro a tutta velocità: quando io gli dicevo ?salta?, lui saltava, quando gli dicevo ?gira a destra?, lui lo faceva. Ce l?abbiamo fatta». Non ho creduto ai dottori Timothy Cordes soffre della malattia di Leber, un disturbo di origine genetica che gli ha ridotto gradualmente la vista fino a renderlo cieco all?età di 14 anni. Quando i medici dell?università dello Iowa diagnosticarono la sua malattia per la prima volta, Timothy aveva solo 2 anni: «Fu il momento peggiore della mia vita», ricorda sua madre Therese. I dottori le dissero che Tim non sarebbe mai stato capace di fare la maggior parte di quanto facevano tutti, e che lei non doveva aspettarsi miracoli. «Andai a casa», riprende Therese, «e dimenticai tutto quello che mi avevano detto». La sua straordinaria capacità di concettualizzare le immagini ha aiutato molto Timothy negli studi, dice il professor Helquist. Lo studio della biochimica si basa infatti per la maggior parte su grafici e diagrammi che illustrano complicate strutture molecolari. Timothy Cordes ha compensato il suo handicap chiedendo agli altri studenti di descrivergli i supporti visivi, e usando il suo computer per ricreare le immagini tridimensionali su uno schermo speciale che può toccare con le dita. Timothy ha fatto domanda presso otto facoltà di medicina. Ma solo l?università del Wisconsin ha accettato la sua iscrizione. Il primo studente non vedente a laurearsi in medicina fu David Hartman nel 1976, nella Temple University della Pennsylvania: ora fa lo psichiatra in Virginia. «Tim ha sempre superato abbondantemente le aspettative che gli altri avevano su di lui», conclude la madre, intervenuta alla festa di laurea con il marito Tom. «Per me è davvero un esempio da seguire ogni giorno». ? L’ opinione di Tommaso Daniele Ma non è cosa da tutti La mia prima reazione non può essere che di ammirazione per questo ragazzo americano, e per tutte le persone che come lui non si fermano davanti a muri apparentemente insormontabili. Però bisogna anche sottolineare come questi siano dei veri e propri fenomeni. È importante quindi chiarire ai lettori come la generalità dei ciechi queste cose non può certo farle. Anche da noi ci sono laureati in matematica o in architettura; però, poi, quando si tratta di esercitare la professione, le cose sono ben diverse. Basti pensare che da quando è iniziata l?occupazione di posti di lavoro da parte di non vedenti, le possibilità di impiego non sono certo aumentate. Un cieco potrebbe fare il magistrato, per esempio, la legge non lo vieta, oppure il dirigente, ma questo non accade. E non è un problema culturale, ma proprio legato a difficoltà pratiche; basti solo pensare ai nostri deputati: anche solo effettuare la votazione elettronica in Parlamento per un non vedente diventerebbe un problema. Quando dico queste cose, comunque, non lo faccio certo per scoraggiare i giovani non vedenti, anzi; ma è giusto che ci sia la consapevolezza dei rischi e delle infinite difficoltà a cui si va incontro. Altrimenti l?impatto con la realtà, dopo i sogni, sarebbe ancora più devastante. presidente Unione italiana ciechi


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