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Impact, proposta europea per i rifugiati

12 Ottobre Ott 2018 1230 12 ottobre 2018
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Al summit del Global Steering Group for impact investment di New Delhi il National Advisory Board europeo rappresentato da Giovanna Melandri ha presentato la proposta di un social impact bond dedicato all’accoglienza e all’inclusione socio lavorativa dei rifugiati

Nelle ultime settimane, la stampa è stata letteralmente invasa da articoli di ogni genere e tenore sui “dieci anni dal crac Lehman”. E, da qualunque angolo si volesse leggere la crisi, il dato costante emerso in ogni editoriale, analisi e statistica è stato sempre lo stesso: le diseguaglianze sociali, nell’ultimo decennio, si sono ampliate.

Giovanna Melandri al summit di New Delhi

Per questo, “ripensare il capitalismo” - titolo di un bel libro di Mariana Mazucato, utile e attuale - è diventato obbligatorio. La costruzione di strumenti capaci di correggere la tentazione speculativa e vorace della finanza per metterla al servizio di una stagione di stabilità globale dei mercati e di aderenza delle politiche pubbliche ai nuovi bisogni emergenti è una priorità di agenda.

Con questo scopo preciso è nato il GSG, il Global Steering Group for impact investment, che ha un obiettivo chiaro: arrivare a 300 miliardi di dollari investiti in finanza ad impatto sociale entro il 2020. Per veri care lo stato di avanzamento dei lavori rispetto al raggiungimento del “tipping point” ogni anno il GSG organizza un summit mondiale.

A luglio 2017, fu Chicago a ospitare l’appuntamento. In questo mese di ottobre, invece, tocca all’India e alla sua capitale, Nuova Delhi, fare da scenario al summit “The Power of Impact”, in cui 900 leader “ad impatto” di 50 Paesi del mondo (a partire dai 21 Paesi in cui il GSG ha un NAB, National Advisory Board) sono stati al lavoro per perfezionare gli strumenti necessari a coprire lo scarto tra lo stato dell’arte (230 miliardi di dollari già investiti tra il 2012 e il 2018) e il traguardo da raggiungere.

Il lavoro fatto a Nuova Delhi, però, non è stato solo la conta delle risorse in campo e la perimetrazione dei settori su cui investirle. C’è stata una premessa politica, teorica e definitoria che è uno dei nodi al centro della riflessione con i partner internazionali. Ne ha scritto per Vita e a ragione Mario Calderini che, insieme a Elena Casolari di Fondo Opes, mi ha accompagnato in queste giornate indiane: il movimento impact ha bisogno di radicalità e deve definire con esattezza cosa è “impact” e cosa è “impact washing”.

Non per pedanteria né per sfiducia, ma per assicurare credibilità al settore finanziario che decide di fare sul serio e dare vita a una nuova stagione di investimenti che sono basati, oltre che su rischio e rendimento, sull’intenzione esplicita di generare un impatto sociale misurabile. Un impatto che non può essere il vestito buono di un settore – quello finanziario – infragilito e minato nella credibilità da dieci anni di crisi feroce, ma che deve essere il ponte solido e necessario tra le risorse disponibili e i bisogni globali reali.

Rispetto a Chicago, i NAB europei – che ho l’onore di rappresentare nel Board of Trustees – sono arrivati a Nuova Delhi compatti e organizzati. Il 24 settembre, a Berlino, si è svolta una riunione di coordinamento del fronte impact europeo, al fine di strutturare una proposta concreta che potesse essere il nostro contributo alla crescita del movimento mondiale. Se, infatti, su scala mondiale sarà presentato un Educational Outcome Fund da un miliardo di dollari, messo a punto da GSG, Governo indiano e Social Finance India per abbattere le diseguaglianze educative nell’intera area, l’Europa proverà ad usare la leva dell’impact investing per affrontare la principale questione del momento che rischia di minare il patto sociale continentale: quella dell’immigrazione.

I NAB europei, infatti, hanno presentato una proposta unitaria di social impact bond dedicato all’accoglienza e all’inclusione socio lavorativa dei rifugiati. Il modello è il KOTO-SIB, il più imponente e ricco Social Impact Bond esistente in Europa al momento, in sperimentazione dal 2017 in Finlandia. Si tratta di un investimento da 14,2 milioni di euro che ha l’obiettivo di accelerare l’occupazione dei rifugiati. Il programma è triennale, elaborato di concerto con il Governo, e ha lo scopo di inserire nel mercato del lavoro finlandese 2500 immigrati in tre anni. Il design del SIB è a cura del Sitra Finnish Innovation Fund, una fondazione pubblica indipendente, supervisionata dal Parlamento Finlandese. Pubblico e privato, insieme, si fanno carico di un problema a cui è legata anche la partita della coesione sociale del Paese. Il tentativo è di esportare il “modello Finlandia” su scala Ue.

Questa proposta - che mi sono fatta carico di presentare a nuova Delhi, come portavoce dei NAB europei – è stata ben accolta dalla platea indiana del Marriot Airport Hotel.

Contro l’impact washing la strada è questa: volare alto, lavorare sulla connessione tra risorse e problemi, mettere a punto strumenti concreti e utili a mitigare i conflitti sociali e abbattere le diseguaglianze.

@GioMelandri

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