Orizzonti

Dall’assistenza alla realizzazione di sé: il sentiero verso il welfare trasformativo

Questo passaggio potrebbero realizzarlo non solo le “vetrine” ma anche i “magazzini” del welfare digitale, cioè quegli aggregatori di prestazioni afferenti a un determinato ambito di attività o area di bisogno e che poi alimentano i diversi sistemi di offerta

di Flaviano Zandonai

In attesa che l’intelligenza artificiale generativa contribuisca a ridefinire radicalmente il carattere immersivo dell’interazione umano/digitale, c’è una modalità, ormai vecchio stile, che continua ad andare per la maggiore e che potremmo chiamare “filtraggio”. Basti pensare a quanto tempo passiamo online a smanettare sui filtri: prezzo, dimensioni, materiali, provenienza, rilevanza ecc. Diventa alle volte un’attività fine a se stessa, a prescindere dal fatto che si finalizzi un vero e proprio scambio in termini di beni e servizi, ma è comunque generatrice di un valore in forma di dati di profilazione che soprattutto i grandi markeplace digitali sono sempre più capaci di estrarre.

Qualche tempo fa mentre ero nel pieno di questa attività mi sono imbattuto in un filtro, anzi in un meta filtro denominato “personalizza” che campeggiava visivamente al di sopra degli altri e che, come è facile immaginare, consentiva di mettere in evidenza tutti i prodotti dove si poteva contribuire a definirne il contenuto finale. Una possibilità che pare sia particolarmente apprezzata dai più giovani, per i quali, probabilmente, l’interazione non si risolve solo nella finalizzazione dello scambio (tipicamente l’acquisto, seguito da un qualche servizio post vendita), ma anche in un prolungamento che lo antecede. Non è quindi un caso che proprio in questa fase prendano forma ambienti relazionali un po’ spontanei e un po’ artificiali che originano community.

Non mi è mai capitato di notare un pulsante simile all’interno dei sempre più numerosi e variegati esperimenti di welfare digitale, ad iniziare dalle piattaforme di welfare aziendale fino a quelle più recenti che provano a digitalizzare il welfare analogico territoriale. Forse perché, nonostante gli auspici, personalizzare i servizi di welfare è sempre piuttosto complicato e costoso e forse perché, nonostante l’abuso del termine, si fa ancora fatica a riconoscere attributi di vera e propria piattaforma al welfare. Cosa serve quindi per permettersi di mettere in bella mostra nei propri layout digitali filtri come “personalizza”?

La soluzione credo risieda nel saper declinare ancora meglio il verbo delle piattaforme, ovvero abilitare. Ciò significa potenziare il protagonismo dei beneficiari non solo diretti ma anche indiretti: reti familiari e di vicinato, comunità locali, attività economiche e sociali di prossimità

La soluzione credo risieda nel saper declinare ancora meglio il verbo delle piattaforme, ovvero abilitare. Ciò significa potenziare il protagonismo dei beneficiari non solo diretti ma anche indiretti: reti familiari e di vicinato, comunità locali, attività economiche e sociali di prossimità. Serve, da questo punto di vista, più imprenditività in termini di assunzione di rischio e capacità d’investimento nel diversificare le filiere, aprendosi a diversi apporti che richiedono di meglio radicarsi nei contesti sociali. Forse questo passaggio potrebbero realizzarlo non solo le “vetrine” ma anche i “magazzini” del welfare digitale, cioè quegli aggregatori di prestazioni afferenti a un determinato ambito di attività o area di bisogno e che poi alimentano i diversi sistemi di offerta, un po’ come succede con gli allestitori dei negozi fisici. Probabilmente c’è anche questa ragione dietro il crescente interesse intorno agli aggregatori anche come oggetto d’investimento, come ad esempio “Tantosvago”, società che raccoglie una pluralità di benefit e servizi di welfare aziendale, recentemente acquisita da Unipol.

Così gestita la personalizzazione potrebbe riconfigurarsi attraverso un nuovo filtro e cioè “trasforma”. Un bottone in grado di evidenziare un segmento di offerta dove l’abilitazione è il presupposto per generare cambiamenti positivi per tutti coloro che direttamente o indirettamente contribuiscono a rigenerare un welfare che, a questo punto, non è solo assistenza ma anche realizzazione di sé con gli altri.

Foto: Robert Ramirez/Unsplash


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