Tramonto di un tormentone

Piccoli contrappassi, la disfatta di Giorgia a Bibbiano

Nel comune reggiano reso famoso dallo scandalo degli affidi "con l'elettroshock", su cui Fdi, Lega e M5s costruirono un'intera narrazione politica, fino a coniare il celebre refrain «Parlateci di... », il candidato della premier sconfitto con una percentuale d'altri tempi: 73%

di Giampaolo Cerri

«A Bibbiano siamo stati i primi ad arrivare e sa-re-mo gli ul-ti-mi ad an-da-re vi-a».

Quando parlava del comune reggiano, “il” presidente del Consiglio, altrimenti detto Giorgia, che ancora non era tale ma era pur sempre sorella di tanti Fratelli d’Italia, guardava di sotto in su, come certe sere alla Garbatella coi ragazzi del Fronte della gioventù, e scandiva le parole, Meloni, a rendere solenne il proprio impegno.

Bibbiano ha fatto registrare, alle comunali dell’altro ieri, una delle percentuali più alte d’Italia: 73% al candidato sindaco dem, Stefano Marazzi, roba che poteva vantare solo il Pci a Castelfiorentino (Fi), quando esisteva ancora e pure l’Unione sovietica, di cui la Valdelsa fiorentina era idealmente una propaggine.

Un po’ come Riace

Un po’ come a Riace, dove Mimmo Lucano è stato rieletto sindaco a furor di popolo in Avs (ed è tornato a Strasburgo), anche nella Bassa reggiana, quella del Pd “che toglieva i bambini con l’elettroshock”, il Pd ha stravinto.

Piccoli contrappassi per la politica-giudiziaria e anche una piccola grande revanche, probabilmente, della gente del posto, invasa per anni dalle troupe al seguito dei grandi accusatori: Meloni, appunto, Di Maio, appunto, e Salvini, appunto.

Dopo lo scandalo che poi non era tale, dopo la recente assoluzione del “capo degli orchi” Claudio Foti – si è in attesa che il processo per gli altri arrivi stancamente al primo grado – Meloni aveva fatto a gara con Matteo Salvini e Luigi Di Maio: s’erano contesi appunto gli “elettroshock” delle prime ore, tanto che il capo della procura reggiana aveva dovuto smentire, imbarazzato. Il refrain unico, il tormentone con la strozza in gola e la fronte aggrottata era in favore di camera: «Parlateci di Bibbiano».

Poi Salvini aveva cominciato con le ostensioni dei “bambini di Bibbiano” nei comizi, quelli “strappati ai genitori”: a Pontida ne aveva mostrato una, che era invece una piccola in affido nel Comasco: la madre naturale non l’aveva restituita – ergo l’aveva sottratta all’autorità – alla fine di una visita protetta.

I salviniani, in giro per l’Italia, l’avevano preso sul serio, al punto che in Piemonte è stata un’assessora del Carroccio, Chiara Caucino, a costruire coerentemente la legge “allontanamenti zero”, mirata a rendere l’affido extrema ratio: piuttosto che affidarli – «mandarli in contesti non adeguati o, peggio, degradati» – li mandiamo da qualche parente, o almeno ci proviamo.

La mozione del sangue, più che degli affetti.

Meloni coerente

Giorgia era stata più coerente: arrivata al Governo, aveva preannunciato di occuparsi del tema fin nel discorso di fiducia a Montecitorio.

Quindi aveva incaricato il ministero della Famiglia di mettere ordine ed Eugenia Roccella, è storia recentissima, s’era inventata, preliminarmente, un paio di registri, provinciali e nazionali, dove inserire le famiglie affidatarie: «anonimamente», giurano al ministero indispettiti all’uso del termine “schedatura”, e «per rilanciare l’affido», assicura l’inner circle ministeriale.

A Bibbiano, Giorgia aveva lasciato il vicesegretario regionale dei Fratelli, Alberto Bizzocchi, un po’ a guardia del bidone di benzina propagandistica.

Lui s’è candidato, lui ha perso. Sonoramente.

In attesa di fare la storia di questa incredibile storia, in cui la politica ha scritto alcune delle sue pagine peggiori degli ultimi anni, “parlateci di Bibbiano”.

La foto di apertura è di Roberto Monaldo per LaPresse.


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