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Report di sostenibilità: gli standard non litigano

La direttiva europea che rivoluziona la rendicontazione Esg di almeno 5mila aziende italiane non troverà ostacoli nella Global reporting initiative – Gri, adottata attualmente dalla maggior parte delle grandi società che hanno l’obbligo della dichiarazione non finanziaria. Ma i criteri per le piccole imprese non sono ancora pronti

di Nicola Varcasia

A partire dal 2024, circa 50mila aziende europee saranno tenute a rendicontare i propri impatti, rischi e opportunità in materia di sostenibilità. In Italia si stima che saranno 5mila. Lo stabilisce la direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità per le imprese (Corporate sustainability reporting directive – Csrd) che si ispira al principio della doppia materialità. È una vera e propria innovazione in questo campo che stabilisce che un’informazione aziendale, per essere materiale ed essere quindi rendicontata, deve risultare rilevante dal punto di vista economico-finanziario (financial materiality) oppure da quello degli impatti socio-ambientali (impact materiality).  

Intorno a questa scadenza, si stanno muovendo anche le organizzazioni che in questi anni erano già impegnate nella diffusione degli standard di rendicontazione che hanno accompagnato i bilanci delle aziende tenute alla Dichiarazione non finanziaria o che hanno scelto volontariamente di redigere il bilancio di sostenibilità. Tra queste, una delle più importanti è la Global reporting initiative, nota con l’acronimo Gri. L’organizzazione americana nata nel 1997, otto anni dopo il disastro della petroliera Exxon Valdez, in Alaska, si è distinta per la presentazione degli standard di rendicontazione della sostenibilità tra i più usati al mondo dalle grandi aziende nei loro report non finanziari in merito a una gamma di impatti economici, ambientali e sociali.  

Sosteniamo il massimo livello di interoperabilità tra Esrs e Gri, che consentirà di evitare la doppia rendicontazione da parte delle aziende

Eelco van der Endenm, ceo Gri

Proprio il Gri ha accolto con favore l’adozione della prima serie di dodici European sustainability reporting standards (Esrs) da parte della Commissione europea, rassicurando sul fatto che i suoi operatori saranno in grado di rendicontare secondo gli Esrs già a partire da gennaio 2024, cioè da quando le grandi società europee quotate in borsa saranno tenute a utilizzare proprio gli Esrs per rendicontare la sostenibilità.

Nella sua dichiarazione, la Commissione europea ha infatti confermato che gli Esrs «tengono conto delle discussioni con l’International sustainability standards board (Issb) e con la Global reporting initiative (Gri), al fine di garantire un alto grado di interoperabilità tra gli standard dell’Unione e quelli globali e di evitare inutili doppie rendicontazioni da parte delle aziende».

In una nota, la stessa Gri precisa di aver formalmente sostenuto il lavoro tecnico per lo sviluppo degli Esrs dal 2021 attraverso un accordo di co-creazione con l’European financial reporting advisory group –  Efrag, l’organismo incaricato di fornire gli Esrs. Proprio L’Eefrag e il Gri stanno finalizzando i piani per i prossimi passi da compiere per rafforzare la cooperazione in futuro. In particolare, le due organizzazioni intendono semplificare i processi di reporting attraverso una tassonomia digitale e un sistema di multi-tagging per i rispettivi standard. Gli sforzi continui a sostegno dell’allineamento consentiranno alle aziende di redigere un unico report in conformità agli standard Esrs e Gri.

«In qualità di fornitore degli standard più diffusi al mondo per gli impatti, sosteniamo il massimo livello di interoperabilità tra Esrs e Gri, che consentirà di evitare la doppia rendicontazione da parte delle aziende. Crediamo in un sistema di rendicontazione di facile utilizzo che affronti tutti i temi della sostenibilità, sia per gli impatti che per i rischi e le opportunità, su scala globale. Questa posizione riflette anche il nostro impegno a continuare a collaborare con l‘International sustainability standards board – Issb per arrivare a una linea di base globale e completa per il reporting di sostenibilità», ha dichiarato Eelco van der Enden, ceo del Gri.

Quello che ancora manca è il secondo set di standard che, in base al calendario della Csrd, verrà emanato dall’Efrag e conterrà indicatori specifici per determinati settori economici e produttivi e per le Pmi: la stima è che questo secondo set verrà approvato entro la prima metà del prossimo anno. È un tema di grande interesse perché riguarda le imprese più piccole, alle quali comunque l’Europa sta assegnando più tempo per intraprendere la strada del reporting di sostenibilità, al fine di non trasformare un’importante passaggio in un peso.

Foto in apertura di Ashraf Ali su Unsplash


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