I finanziamenti AriSLA

Sla: dal non profit ricerca ad alto impatto

Da quelli di base e a carattere esplorativo a quelli di riposizionamento di vecchi farmaci, gli studi resi possibili con la ricerca non profit dei bandi di AriSLA producono nuova conoscenza di qualità. Lo mostra il consueto monitoraggio dei risultati della ricerca finanziata diffuso in occasione della Giornata mondiale sulla Sla

di Nicla Panciera

Anche quest’anno, in occasione della giornata mondiale sulla Sla, che si celebra il 21 giugno, la Fondazione italiana di ricerca per la Sla AriSla fa il punto sulla ricerca finanziata. Dal 2009 ad oggi AriSla ha investito 16,1 milioni di euro in attività di ricerca, finanziando 106 progetti, di cui 16 attualmente in corso, in diversi ambiti (base, preclinica e traslazionale, clinica e tecnologica), supportando 150 ricercatori selezionati attraverso 16 bandi competitivi e la selezione 17° bando è in corso).

Anna Ambrosini

«Il nostro piano strategico della ricerca ha come obiettivo quello di accelerare la ricerca sulla fisiopatologia alla base della Sla e ottimizzare la ricerca clinica, al fine di individuare soluzioni terapeutiche per la Sla» spiega Anna Ambrosini responsabile scientifica AriSla.

«Lo facciamo favorendo il continuo dialogo tra clinici e ricercatori di base e promuovendo una ricerca ‘clinicamente informata’, affinché anche chi studia la ‘radice’ della malattia sia guidato dalla conoscenza del significato clinico della sua ricerca. Negli ultimi due bandi abbiamo anche indicato alcune linee di ricerca prioritarie per avere maggiore impatto sulla conoscenza e sulla diagnosi precoce, nonché sullo sviluppo di nuovi approcci terapeutici».

Oltre a un’accurata selezione dei progetti sottomessi, garanzia di qualità ed eccellenza, AriSla conduce regolarmente un’analisi dei risultati ottenuti dai “suoi” ricercatori. Spiega Ambrosini: «Per noi è importante monitorare i risultati della ricerca finanziata per osservare l’efficacia degli investimenti fatti, l’impatto e il contributo dato all’avanzamento sulla conoscenza della malattia e valutare come affiancare al meglio la ricerca con maggiori ricadute sui pazienti». 

Con i suoi bandi, AriSla non solo ha consentito l’esecuzione di studi a carattere esplorativo, che difficilmente avrebbero trovato finanziamenti non essendo finalizzati all’autorizzazione e messa in commercio di nuovi farmaci, ma ha anche avvicinato nuovi cervelli alla sclerosi laterale amiotrofica: il 57% dei coordinatori dei ‘Pilot Grant’, infatti, non si era mai occupato di Sla prima del grant AriSla e il 32% di loro aveva meno di 40 anni al momento del finanziamento. Inoltre, puntando sui progetti di ricerca pluriennali, ‘Full Grant’, AriSla ha consentito di dare continuità a filoni di ricerca con solido razionale scientifico e consistenti dati preliminari, producendo risultati rilevanti, che hanno fornito importanti evidenze sulla base delle quali sono stati ottenuti fondi anche da altri enti, pubblici o privati, nazionali o internazionali. Infine, dall’analisi sulle pubblicazioni risultati dalle ricerche finanziate con bandi AriSla, è emerso un alto tasso di collaborazione tra centri: l’87% degli articoli originali pubblicati da ricercatori AriSla sono nati dalla collaborazione tra diversi gruppi, principalmente tra coloro che hanno contribuito ai progetti multicentrici, ma anche con il coinvolgimento di altri centri di ricerca, sia in ambito nazionale che internazionale. Una ricerca che produce nuova conoscenza, dato che quasi il 70% delle pubblicazioni AriSla sono tra gli articoli ad alto impatto nell’area scientifica di riferimento. Un altro tema rilevato dai dati raccolti da AriSla è rappresentato dagli interessanti risultati conseguiti dagli studi clinici che hanno riutilizzato farmaci già in uso, che testimonia come anche il riposizionamento di molecole già testate possa generare innovazione e portare allo sviluppo di nuove sperimentazioni più efficaci e mirate per la Sla.

Anche quest’anno AriSLA ha voluto lanciare una campagna di sensibilizzazione sui propri profili social, con l’hashtag di #Ilfuturoènellaricerca, che in quest’occasione vede coinvolti i coordinatori dei progetti recentemente finanziati dalla Fondazione con il Bando 2023, che hanno realizzato dei contributi video in cui spiegano cosa li abbia spinti ad occuparsi dello studio della SLA e quale sia l’obiettivo perseguito dal suo studio. Quest’anno sono sei i video che saranno postati da oggi fino alla fine della settimana e vedono la partecipazione dei ricercatori italiani: Andrea Bandini dellaScuola Superiore di Sant’Anna (Centro di Ricerca Interdisciplinare Health Science) di Pisa, Laura Calabresi delDipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli studi di Milano, Eleonora Dalla Bella della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, Sandra D’Alfonso delDipartimento di Scienze della Salute dell’Università del Piemonte Orientale,Marcello Manfredi delDipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale (oggi è stato pubblicato il suo video, qui il post) e Nilo Riva della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano.

Foto di Louis Reed su Unsplash


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