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Dotti: «Riforma popolari? Così si asfalta il mutualismo»

21 Gennaio Gen 2015 1711 21 gennaio 2015

Johnny Dotti (fondatore di Welfare Italia ed ex presidente del Consorzio Gino Mattarelli): «Questa è un'operazione che allontanerà il credito dai territori e quindi dall'impresa sociale. Una contraddizione evidente con lo spirito delle riforma del Terzo settore»

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Banco Popolare1
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Johnny Dotti (fondatore di Welfare Italia ed ex presidente del Consorzio Gino Mattarelli): «Questa è un'operazione che allontanerà il credito dai territori e quindi dall'impresa sociale. Una contraddizione evidente con lo spirito delle riforma del Terzo settore»

La riforma delle Popolari proprio non gli va giù: «Un’operazione che non favorirà il credito e che contraddice, per esempio, tutto il lavoro che questo governo sta facendo sull’impresa sociale». Johnny Dotti, spirito critico della cooperazione italiana (fondatore di Welfare Italia ed ex presidente del Consorzio Gino Mattarelli), oggi consulente molto richiesto e apprezzato sui temi del mutualismo e della gestione dei beni comuni, nonché membro del comitato territoriale della direzione del Credito Bergamasco del Banco popolare, questa proprio non l’ha digerita: «Dopo il blitz sulle popolari, ora Renzi faccia quello sul Terzo Settore».

Dotti, partiamo dal merito. Perché questa è una riforma sbagliata: in fondo il principio del voto capitario viene cancellato solo per 8 popolari, mentre il credito cooperativo ne esce totalmente incolume?

Questo fino ad oggi…Non è detto che in futuro il processo non si allarghi. E in ogni caso non stiamo parlando di bruscolini. Le banche popolari valgono circa un quarto del mercato del credito, e, se è vero che gli istituti coinvolti sono otto, da soli valgono il 20% del mercato ovvero l’80% delle banche popolari. Ciò detto tutti i dati, italiani ed europei, dimostrano che la capacità di prestito delle popolari è in linea e, spesso, superiore a quelle di mercato. Non mi si venga a dire che con questo provvedimento si allargheranno le maglie del credito.

Cosa succederà invece?
Verosimilmente le otto popolari costrette a rinunciare al principio di una testa un voto saranno preda di investitori internazionali. Investitori verosimilmente più portate a investimenti finanziari di breve termine, piuttosto che alla concessione di prestiti alle aziende dei territori, imprese sociali incluse naturalmente. Altroché aumento del credito. Semmai il contrario.

A chi giova questa riforma?
Diciamocela tutta. Qualche problemino le popolari lo avevano e lo hanno. Per esempio la stortura dei rapporti fra politica e management è sotto gli occhi di tutti, così come la lontananza in svariati casi fra lo spirito mutualistico degli statuti e l’effettiva operatività. D’accordo. Il problema è nel braccio di ferro management/soci il governo ha scelto di stare coi primi. E lo ha fatto proprio alla vigilia dell’approdo in Aula della riforma dell’impresa sociale e del Terzo settore, che dice Renzi, dovrebbe essere il primo. Se asfaltiamo centinaia di anni di storia di credito mutualistico con un decreto dall’oggi al domani, mi spieghi Renzi chi dovrebbe sostenere lo sviluppo dell’impresa sociale.

Quindi cosa chiede a Renzi una marcia indietro?
Gli lancio una sfida: dopo il blitz sulle popolari, abbia lo stesso coraggio e urgenza nel portare a casa la riforma del Terzo Settore, senza lasciare che si impantani in Parlamento come sta rischiando di succedere.