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#Terremoto

Telefono Azzurro, una raccolta fondi per continuare a sostenere i bambini del sisma

20 Settembre Set 2016 1726 20 settembre 2016
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Ernesto Caffo, presidente della onlus, racconta l'impegno che «da 24 ore dopo le scosse ci ha visti impegnati per aiutare minori e famiglie. Fino ad oggi abbiamo speso i 300mila euro del nostro fondo per le emergenze. Adesso abbiamo bisogno della solidarietà degli italiani»

Prosegue il focus di Vita.it, attivato anche grazie allo stimolo dei lettori, sulle raccolte fondi per il terremoto promosse dalle maggiori organizzazioni sociali presenti nelle zone colpite. Dopo Anpas, ActionAid, Save the Children, Fondazione Paideia, Croce Rossa, Avis e Acri ecco l'impegno di Telefono Azzurro raccontato dal presidente Ernesto Caffo.


Ernesto Caffo

Il vostro è tipicamente un impegno tempestivo ed emergenziale…
Si è vero ma non solo. Certamente il nostro modello di intervento è dare un aiuto immediato. Abbiamo un team di emergenza che interviene nell’ambito delle 24 immediatamente successive agli eventi. A questo però si affianca anche la costruzione di progetti a medio e lungo termine.

Per questo avete lanciato la vostra raccolta fondi?
Prima di parlare di fondi raccolti dovremmo parlare di quello spesi...

Perché, Telefono Azzurro ha investito molto in questo intervento post sisma?
Abbiamo un fondo per le emergenze da cui abbiamo attinto le risorse per mettere in campo il supporto migliore possibile a bimbi e famiglie. Ad oggi abbiamo speso 300mila euro.

Per cosa avete speso questi soldi concretamente?
Siamo stati immediatamente pronti ad aiutare bambini e genitori nell’affrontare la morte di congiunti e amici. Quindi abbiamo creato uno spazio per bambini con psicologi ed educatori. Uno dei momenti più delicati è stata la gestione dei funerali. Per l’occasione abbiamo stampato un volantino sui temi del lutto e del trauma con istruzioni base per i genitori sul modo migliore di comportarsi in questi frangenti, abbiamo gestito uno spazio per bambini durante la funzione per proteggerli da situazioni fortemente invasive e nel contempo abbiamo anche lavorato con i media per sensibilizzarli ad essere particolarmente attenti alla deontologia, dando anche alcune indicazione per evitare stress e e pressioni sui minori. Infine Telefono Azzurro ha anche messo a disposizione il numero 114 di emergenza per quelle famiglie che si sono allontanate dai luoghi del terremoto ma devono comunque affrontare lutti e traumi.

E quali sono quei progetti a lungo e medio termine cui si riferiva prima?
Stiamo lavorando con il Miur per approntare un lavoro con le scuole del territorio. L’idea è quella di dare un aiuto agli insegnanti che dovranno affrontare con gli studenti quello che è successo. Per questo stiamo lavorando non solo a corsi destinati a docenti ma anche alla programmazione di attività e interventi con i ragazzi. Un programma che il Miur ha chiesto fosse triennale. Infine vogliamo costruire insieme al Pass (Posto di assistenza socio-sanitaria) del Lazio un percorso per i bambini che avranno bisogno di supporto e aiuti particolari.

Il vostro impegno è solo votato al superamento del trauma o avete anche progetti più orientati alla quotidianità?
Certo, con i Comuni dei territori colpiti dal sisma vorremmo costruire spazi di aggregazione per i ragazzi. È importante che trovino nuovi punti di riferimento. Essendo crollato tutto, quando le famiglie saranno impegnate tra lavoro e ricostruzione, il rischio solitudine è altissimo.

La raccolta fondi come procede?
È ancora troppo presto per dare delle cifre. Ma posso dire che abbiamo avuto promesse di sostegno da parte di alcune aziende che abbiamo interpellato sulla base dei progetti che stiamo realizzando.

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