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#elezioni2018

Una campagna elettorale orrenda? La colpa è anche nostra

12 Febbraio Feb 2018 1526 12 febbraio 2018
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Stiamo assistendo ad un dibattito politico ormai fondato su falsità conclamate e disposto a usare qualsiasi mezzo per rosicchiare consenso. I media dal canto loro, invece di provare a mantenere il punto e raccontare i fatti, si stanno prestando al gioco. E nessuno ascolta la voce dei territori e delle comunità

Mancano ancora tre settimane alle elezioni ma la campagna elettorale sembra aver già raggiunto, o almeno questa è la speranza, l'apice della virulenza. Le forze politiche non stanno risparmiando niente e nessuno. Si usano i casi di cronaca e si battaglia sui corpi di povere ragazze assassinate. Si usano i gesti omicidi di conclamati psicopatici. Si usano punti di riferimento e categorie del passato (fascismo vs comunismo). Si usano le piazze. Un comportamento certamente non da statisti ma che era prevedibile, visto il livello dei contendenti. E in questa rissa che non fa prigionieri e gioca con il rischiosissimo fuoco della rabbia e del risentimento rimane solo una grande perplessità: cosa ci riserva politicamente il futuro?

Se la situazione è certamente responsabilità diretta della classe politica c'è però una co-responsabilità pesante dei media. Il Quarto Potere che dovrebbe vigilare e informare si presta al giochino dello sciacallaggio. Per dirla con Gaber, stiamo assistendo a una necrofilia con il gusto della lacrima in primo piano che sta andando oltre ogni limite di decenza.
Mentre i politici giocano tutta sul tema della paura per evidenti ritorni elettorale i media assecondano la corrente per l'audience. A rimetterci è la realtà.

Scorrendo i principali canali tv e le prime pagine dei giornali tutto è incentrato su due messaggi che gli schieramenti in campo hanno imposto. Le forze di destra e centro destra parlano dell'invasione da parte degli stranieri via mare che causa una crescita esponenziale dell'illegalità e della delinquenza. Le forze di centro sinistra e sinistra replicano agitando lo spauracchio del fascismo e di un'imminente pericolo per la democrazia. Paura contro paura. Ma soprattutto falsità contro falsità.

Ogni giorno ci si concentra sull'ultimo caso di cronaca che diventa assoluto della condizione del Paese. Noi di Vita abbiamo sempre provato, di volta in volta, a dare una lettura dei fatti che cercasse di capire e approfondire.

Così sugli sbarchi si scopre che il 2017 si è chiuso registrando il numero più basso di migranti giunti via mare sulle coste dei Paesi del Mediterraneo da quando ha avuto inizio nel 2014 il massiccio flusso di ingressi verso l'Europa. Sono stati complessivamente poco più di 171mila, meno della metà di quanti sbarcarono nel 2016. Un dato che dimostra come non ci sia alcuna invasione. Non solo. Stando a quanto comunica il Ministero degli Interni tutti i numeri che riguardano la delinquenza (omicidi, furti, denunce) sono in diminuzione e ai minimi storici. Gli unici reati di fronte a cui stiamo assistendo ad un boom sono quelli "di solidarietà".

In questo senso non può neanche dimenticare il caso Ong, sepolte da uno tsunami di fango cui i media italiani si sono inspiegabilmente e colpevolmente prestati e che poi si è rivelato per quello che era: una grandissima montatura.

Il caso Macerata, e in particolare l'azione sanguinaria di Traini, sono stati presi a modello per dimostrare come stia tornando il fascismo in Italia. Eppure, stando a chi i territori li vive, questo fenomeno esiste solo sui media e nel dibattito politico.

Trattamento molto simile a quello destinato ai fatti di Ostia, dove la narrazione dominante ha deciso di veicolare la cittadina del litoriale laziale come coacervo di mafia e delinquenza dimenticando sia anche uno dei luoghi più vivaci dell'associazionismo e del volontariato italiano.

Senza dimenticare Napoli che si è riscoperta un far west popolato solo da baby gang e piccoli epigoni di Gomorra. Nessuno che ricordi come ci sia chi cerca di contrastare il disagio giovanile (che siano giovani volenterosi o coraggiosi preti di frontiera) e ad aver abbandonato quei luoghi sia stata piuttosto proprio la politica.
Quegli stessi territori hanno anche cercato di chiedere aiuto e di lanciare l'allarme: se anche i media si allineano la battaglia è persa.
Basterebbe un po' di fact checking e la voglia di costruire orizzonti e visioni che non si esauriscano al tramonto di ogni sera.