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Rewind

Vita a Sud, un anno in 12 storie 

29 Dicembre Dic 2021 0930 29 dicembre 2021
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Per ogni mese dell'anno abbiamo raccolto una pratica esemplare che abbiamo raccontato nel 2021. Una compilation che restituisce la capacità di innovazione del nostro Mezzogiorno che con il progetto Vita a Sud abbiamo messo e continueremo a mettere sotto la lente

Gennaio

La casa editrice di Scampia

«Sono nato e cresciuto a Scampia. Giocavo a calcio e non me ne poteva fregar di meno di quello che succedeva attorno». A raccontarlo è Rosario Esposito La Rossa, 32 anni, oggi ceo della casa editrice napoletana Marotta&Cafiero. “Attorno” era Scampia, un quartiere a nord di Napoli. La conosciamo per le “vele” e per Gomorra. La chiamiamo “estrema periferia urbana”. “Territorio di frontiera”, “comunità dormitorio”. Nell’immaginario di tutti, napoletani e non, Scampia è il cuore della malavita, dello spaccio di droga nelle piazze desolate. Ma l’immaginario dei più non è aderente alla realtà di oggi. In questa periferia a nord della città, 40mila persone stanno costruendo il loro riscatto. «Non me ne fregava niente», continua Esposito La Rossa, «fino a quando nel 2004 Antonio Landieri, mio cugino, a 25 anni, è stato ucciso per errore durante una faida di camorra. Antonio era disabile». Un regolamento di conti in cui Landieri non doveva essere coinvolto. «Dal suo omicidio qualcosa è cambiato. Avevo 17 anni, decisi di scrivere un libro “Al di là della neve”, la neve è droga, che è poi stato pubblicato nel 2007 dalla casa editrice napoletana Marotta&Cafiero Editori. 27 brevi racconti ambientati a Scampia, dove Esposito La Rossa è nato, cresciuto e tutt’ora vive, che hanno come protagonisti i ragazzi che qui abitano. Insieme a sua moglie Maddalena Stornaiuolo, dell’associazione Vo.di.Sca. (Voci di Scampia), decidono di rilevare il marchio della storica casa editrice napoletana. «Avevamo 19 anni. Nello scetticismo generale abbiamo spostato la sede della casa editrice da Posilippo a Scampia, trasformandola in una casa editrice indipendente che si occupa di narrativa civile, letteratura stupefacente, editoria terrona. All’inizio non è stato facile, ma con il tempo abbiamo imparato e pubblicato più di 120 libri, siamo cresciuti tanto e cresceremo ancora di più». Per leggere, clicca qui

L'ingresso della Scugnizzeria, punto vendita della Casa editrice Marotta&Cafiero

Febbraio

"Prime Minister", così giovani donne crescono in politica

Tutto è iniziato con un viaggio. Le protagoniste sono un gruppo di amiche, che animate da un forte spirito civico, si conoscono per la prima volta in Sicilia in un tour organizzato da Movimenta, associazione politica progressista che mette al centro il tema dei diritti e il Farm Cultural Park di Favara, centro culturale indipendente che dal 2010 è un fiore all’occhiello dell’isola. Così, le tre amiche che fino a qualche giorno fa non si conoscevano, Eva Cammerino, Denise Di Dio e Florinda Saieva, tra una tappa e l’altra, tra il bianco del barocco ragusano e il nero della lava, cominciano a discutere insieme agli altri soci delle due realtà circa le grandi sfide aperte che attanagliano la nostra società. Fino a quando si imbattono sul tema della rappresentanza femminile in politica. In viaggio il dibattito si accende ed Eva, Denise e Florinda, un mese dopo si aggiungerà anche Angela Laurenza, decidono che quel vuoto della nostra società doveva trasformarsi in una scuola di politica pensata proprio per giovani donne. Una scuola gratuita e apartitica che nasce anche dalla consapevolezza di un dato fondamentale: il numero di Presidenti del consiglio donne, dal 1948 anno di entrata in vigore della nostra Costituzione, ad oggi, è pari a zero. Il 14 febbraio 2019, con un annuncio pubblico in Parlamento da parte del deputato Alessandro Fusacchia (allora segretario di Movimenta), viene così annunciata Prime Minister, la prima scuola italiana di formazione politica pensata per ragazze di una fascia d’età compresa tra i 14 e i 19 anni. Per leggere, clicca qui

Eva Cammerino

Marzo

Palazzo Guerrieri, simbolo di una Brindisi che volta pagina

Palazzo Guerrieri , un imponente edificio settecentesco, non è soltanto un luogo fisico. È diventato il simbolo di una Brindisi che vuole voltare pagina e cercare vie di sviluppo alternative, sostenibili e inclusive . Il Comune lo sta utilizzando come sede del “ Brindisi Smart Lab ”, un hub nato per favorire l' innovazione sociale e tecnologica . Dal 2019 è diventato il quartier generale dell'Assessorato comunale alla Programmazione, Economia e Sviluppo. Di questa esperienza ci parla Davide Agazzi , quarantenne originario di Saronno (Varese) che ha girato l'Italia per studio e per lavoro. Da un anno e mezzo è il project manager di questa struttura.

«Palazzo Guerrieri - spiega - è il laboratorio di innovazione urbana della città. Un punto di riferimento per quanti desidera cambiare Brindisi, agevolando le nuove vocazioni. Abbiamo un'idea precisa della direzione da intraprendere: pensiamo che ambiente, economia circolare, agricoltura, turismo lento, nuovo artigianato, welfare, cultura e un rinnovato rapporto tra la città e il mare possono creare nuova occupazione. Il riuso di Palazzo Guerrieri è parte di una più ampia azione di rifunzionalizzazione di alcuni spazi comuni sottoutilizzati, attuata attraverso i programmi comunali “Riusa Brindisi” e “Parchi Bene Comune”. Ad essi si aggiunge la candidatura dell'ex convento di Santa Chiara al bando regionale “Luoghi Comuni”». Per leggere, clicca qui

Aprile

L'Oasi del Cervo e della Luna, in Sardegna non si vive di solo mare

C’era una volta il cervo sardo. C’era e, per fortuna, c’è ancora. Questa specie (Cervus elaphus corsicanus) ha seriamente rischiato l’estinzione. Si è salvata soltanto grazie alla volontà del WWF che, nel 1985, ha acquisito una prima parte di questa vasta area con una raccolta pubblica che ha consentito di istituire l’Oasi del Cervo e della Luna nel complesso forestale Monte Arcosu-Piscinamanna. Siamo nel cuore del Parco di Gutturu Mannu, che interessa 12 Comuni tra la Città Metropolitana di Cagliari e la Provincia del Sud Sardegna, in un territorio senza insediamenti abitativi per oltre 500 km quadrati. Incastonata nella foresta di macchia mediterranea più estesa dell’intero bacino del Mediterraneo (35mila ettari circa), la Riserva WWF ha un’estensione di 3.600 ettari e ospita importanti specie della flora e della fauna sarda. Una perla ambientale che richiama migliaia di turisti ogni anno. Nel 2019 il WWF ha coinvolto la Fondazione Domus de Luna in un progetto di tutela, affidandole le attività sociali, educative e turistico-ricettive all’interno dell’Oasi. «È nata una collaborazione che può dare grandi frutti, ma che nell’ultimo anno ha subìto un forte rallentamento a causa della pandemia», spiega il presidente della Fondazione, Ugo Bressanello. «Da un lato c’è il grande lavoro di conservazione svolto dal WWF a tutela della biodiversità e del territorio, alla lotta al bracconaggio e al recupero dell’ambiente naturale originario. Noi abbiamo messo a disposizione la nostra esperienza per offrire a tutti, in particolare a bambini e ragazzi in età scolare, attività di promozione e sensibilizzazione al valore della natura e alla sua tutela, creando allo stesso tempo percorsi di autonomia in favore di soggetti in condizione di svantaggio: giovani entrati nel circuito penale, minori che hanno vissuto fuori famiglia, mamme vittime di violenza, ragazzi con disabilità, giovani adulti rifugiati, soggetti a rischio di esclusione sociale. Con le nostre attività, quando saremo a pieno regime, avremo una forza lavoro di oltre 100 persone». Per leggere, clicca qui

Oasi del wwf

Maggio

Dedalus, il lavoro quotidiano diventa azione politica

M. è una ragazza cinese, nasce a Napoli alla fine degli anni Novanta, la mamma – arrivata in Italia dopo un viaggio di quasi due anni – è piena di debiti e deve lavorare 16 ore al giorno per poterlo ripagare e non far perdere la casa ai genitori. Non può tenere con sé la bambina e paga una famiglia italiana perché se ne prenda cura. Ma non riesce a pagare tutti i mesi e la famiglia vuol liberarsi della bambina, la madre non si trova, il padre vorrebbe vendersi la bambina. La Cooperativa Sociale Dedalus viene chiamata dalla Procura e inizia il loro lavoro, con mediatrici culturali cinesi, per rintracciare la mamma, per farle intravedere opportunità per lei e la bambina che non immaginava, e per uscire dalla schiavitù dalla fabbrica nelle Marche dove trascorreva 24 ore al giorno. Oggi M. è cittadina italiana e studia all’università, non è diventata un fantasma. Siamo nel quartiere di San Lorenzo tra i più multietnici della città. E qui a fare la differenza è la presenza. Una presenza che ha a che fare con la concretezza delle azioni messe in campo. La storia di Dedalus è «fatta di tanti investimenti, energie, esperienze diverse», racconta Elena de Filippo, oggi presidente della cooperativa e professore di sociologia delle migrazioni all’Università Federico Secondo di Napoli. Una donna molto concreta, come la cooperativa che guida. Una concretezza di cui la città ha un bisogno disperato. «Forse più che una storia si può parlare di più storie, in un processo fatto di momenti diversi che hanno portato a definire Dedalus così com’è oggi: persone normalmente differenti, ognuna con i propri sogni, bisogni, aspettative». Per leggere, clicca qui

I ragazzi che frequentano Dedalus durante un laboratorio di fotografia

Giugno

Cicala, una CasaPaese per le persone con demenza

In provincia di Catanzaro dal 2018 c'è un borgo unico al mondo. I mille abitanti hanno scelto di votarsi all’accoglienza delle persone affette da Alzheimer e altre patologie simili. Il progetto di ospitalità diffusa ha ridisegnato il paese come fosse una "casa" per i pazienti e le loro famiglie. Poco più di 1000 abitanti hanno scelto di votarsi all’accoglienza delle demenze prendendo parte all'iniziativa che ha ridisegnato il paese come una casa, per i pazienti e le loro famiglie, che possono affidarsi ad una comunità e riappropriarsi della relazione umana, di una quotidianità libera.

Il progetto dell’Associazione Ra.Gi. Onlus

Questa piccola oasi terapeutica deve la sua esistenza all’Associazione Ra.Gi. Onlus che dal 2002 opera nel settore socio sanitario con l’obiettivo di tutelare e promuovere la salute psico-fisica individuale e collettiva. A Cicala i pazienti con demenza, insieme agli operatori dell’Associazione, entrano nei negozi, fanno la spesa, parlano con i bambini all’uscita da scuola, imparano ad impastare il pane insieme al panettiere, comprano un giornale all’edicola,grazie ai commercianti e agli abitanti preparati dai volontari dell’Associazione a vivere e lavorare in un borgo definito "Dementia frendly". Per leggere, clicca qui

Luglio

Fattoria Sociale Fuori di Zucca, in un ex manicomio si coltivano i diritti

Paolo gestiva una piazza di spaccio, ha vissuto più anni dentro il carcere che fuori. Alla Fattoria Sociale fuori di Zucca, nata nell’ex manicomio di Aversa, in provincia di Caserta, è arrivato a 51 anni, oggi ne ha 55. Qui ha fatto il suo primo giorno di lavoro vero, legale. Ha iniziato dalla terra, ha calibrato la sua vita sui tempi del raccolto. Proprio lui che è sempre stato quello del “tutto e subito” ha imparato che per avere frutti reali bisogna prendersi seriamente cura della cose. Oggi è socio della cooperativa sociale “Un fiore per la Vita” che si occupa dell’inserimento lavorativo di chi si trova in condizione di fragilità attraverso l’agricoltura sociale e biologica e gestisce la Fattoria. «Siamo partiti nel 2000 con un progetto d’inserimento lavorativo finanziato dalla Regione Campania, gestito dalla Cooperativa sociale Il Millepiedi», dice Giuliano Ciano, presidente di Un Fiore per la Vita e portavoce del forum nazionale dell’agricoltura sociale. «Eravamo alla ricerca di un posto dove creare un progetto di agricoltura sociale e ci è capitata la disponibilità dell’ex manicomio. Abbiamo preso in affitto l’immobile e i soci della cooperativa hanno chiesto un mutuo per ristrutturarlo. Parliamo di 70mila metri, 7 ettari di terreno con un parco di noci e alberi secolari, rimangono ancora 12 ettari da risistemare che sono abbandonati all’incuria». In quello che è stato un luogo di emarginazione e sofferenza alle persone oggi viene data un’altra possibilità. Per leggere, clicca qui

Fattoria Sociale Fuori di Zucca

Agosto

L'integrazione al gusto di luppolo

Alle porte di Matera si produce una birra agricola dalla ricetta davvero speciale: orzo e grani antichi incontrano i percorsi di integrazione di Kingsley, Said, Wuyeh, Alì ed Ehis. Una miscela che tiene insieme tante sfide e diventa modello di ibridazione fra profit e non profit e dialogo aperto alla città. Kingsley ha 41 anni e da 5 vive a Matera con i suoi figli. In Nigeria era un medico tradizionale: i suoi infusi erano richiesti da conoscenti e parenti per allontanare malanni e sortilegi. Ora fa il papà a tempo pieno, ma riesce sempre ad organizzarsi, tra babysitter, volontari e campo estivo, per assicurare la sua presenza in birrificio, il suo nuovo lavoro.

I ragazzi del progetto GRUYT

Che non è molto diverso dal primo, a sentir lui: “con le mie pozioni allontanavo le cose brutte dalla gente che veniva a chiedermi aiuto; anche adesso con la mia birra aiuto a sorridere”. Il birrificio dove lavora Kingsley è gestito dalla cooperativa sociale MEST, nasce da un progetto del Consorzio La Città Essenziale e prende forma grazie ad un finanziamento di Fondazione con il Sud. Il primo obiettivo è quello di creare opportunità occupazionali per persone straniere in uscita dai progetti di accoglienza SAI gestiti dalla cooperativa il Sicomoro; oggi sono in quattro infatti a lavorare stabilmente per il birrificio e in venti hanno potuto acquisire competenze legate alla produzione brassicola. Per leggere, clicca qui

Settembre

Il sociologo che fa sognare con le sue biblioteche

Una Biblioteca diventa "popolare" nel momento in cui tante persone la sentono come propria. Non un aforisma o una di quelle frasi che accompagnano il cioccolatino preferito, ma la sintesi del sogno in parte realizzato, ma che sta crescendo esponenzialmente, da Pietro Piro, sociologo di Termini Imerese, in provincia di Palermo, la cui “missione” è portare la cultura laddove non entrerebbe mai. Come, per esempio, i reparti Covid e di Pediatria dell'Ospedale “Cimino” di Termini Imerese, ai quali ha donato due biblioteche (nel secondo caso anche una ludoteca), così come in diversi altri punti della sua città. Luoghi in cui un libro può fare veramente la differenza.

In tutto oltre 8mila i libri che si trovano nella sede centrale della Biblioteca “Veni Creator Spiritus”, al civico 75 di via dei Bagni, ma almeno 20mila quelli che hanno trasformato Termini Imerese in una piccola cittadella della cultura alla cui realizzazione hanno nel tempo contribuitogli stessi cittadini. «Certo, all’inizio erano diffidenti – racconto lo stesso Piro - ma poi hanno capito e oggi i libri arrivano da ogni parte dell’Italia. Ormai sono tanti i punti di lettura dove ragazzi e adulti possono fermarsi a leggere un libro, ma anche prenderlo in prestito per poterlo leggere tranquillamente a casa. Quello che, però, mi piacerebbe è che la strada in cui ha sede la nostra Biblioteca, conosciuta dai cittadini come "A Strata virdura", diventi una grande strada a cielo aperto nella quale la cultura e i libri la facciano da padrona». Per leggere, clicca qui

Pietro Piro alla biblioteca “Veni Creator Spiritus”

Ottobre

A Mirabella Imbaccari la comunità tesse trame di bellezza

A Mirabella Imbaccari, comune in provincia di Catania, la Fondazione di Comunità di Messina recupera e valorizza l'arte del pizzo a tombolo che da oltre un secolo caratterizza il territorio, tanto da renderla nota come “città del tombolo”. Una tradizione avviata dalla suore Dorotee a Palazzo Biscari, complesso storico nobiliare che i Principi Paternò-Biscari donarono alle monache e che queste ultime cedettero nel 2014 alla Fondazione con la promessa che diventasse un “bene comune” propulsore di sviluppo umano del territorio. Palazzo Biscari oggi è diventato uno dei "Parchi della Bellezza e della Scienza" in cui si stanno sviluppando percorsi educativi e formativi fra arte e scienza. Per leggere, clicca qui

Novembre

“Villa Fernandes”, l’hub sociale che ha rubato casa alla camorra

Villa Fernandes era nota per le feste in salsa camorristica che dava il clan Rea. La stupenda struttura liberty di Portici è stata prima il simbolo del potere mafioso e poi, dopo la confisca avvenuta nel 1992, con il suo abbandono, un simbolo di decadenza. «Dal 2020 finalmente l’abbiamo presa in gestione», racconta Antonio Capece, direttore progetto Villa Fernandes Bene Comune, «per regalare a questo pezzo di città un terzo tempo insperato». Oggi quella villa è la casa di una cordata di realtà ed è tornata ad essere una ricchezza di tutti. «Il progetto è sostenuto da Fondazione con il Sud con la Fondazione Peppino Vismara, e promosso dalla cooperativa sociale Seme di Pace insieme al Comune di Portici e ad altri ventidue partner del territorio», spiega Capece.

Villa Fernandes

«Noi crediamo in un modello di sviluppo di una comunità inclusiva in cui prevale l’interesse comune, la cooperazione e la condivisione di percorsi, in cui la coesione sociale è il valore riconosciuto per migliorare la qualità di vita dei cittadini, garantendo a tutti pari opportunità e una riduzione delle disuguaglianze che ne ostacolano il progresso», spiega Capece per chiarire la mission del porgetto, «L’elemento connettore è il social trust, ovvero condividere idee, lavorare insieme, costruire progetti valorizzando competenze, provenienze ed esperienze, sperimentando una gestione partecipata della Villa». Per leggere, clicca qui

Dicembre

Alla radici del Sicomoro, l'impresa sociale di Francesco

Said, a settembre, ha aperto un locale. Mohammad, a febbraio, un negozio di profumi personalizzati in tempo reale. «Un albero da solo è bello, ma è più bello quando diventa foresta»: Michele Plati, presidente della cooperativa sociale “Il Sicomoro” di Matera, sintetizza così l’approccio generativo dell’unica esperienza italiana selezionata come esempio da “The Economy of Francesco”. “Vogliamo essere quella struttura su cui salire per avere la possibilità di sviluppare i propri progetti di vita”.

Said e Michele Plati

Il Sicomoro, nel racconto evangelico, è l’albero attraverso cui Zaccheo, piccolo di statura, riesce a emergere dalla folla ed entrare in relazione con Gesù. È simbolo di amore e rinascita. Ma, concretamente, è anche lo strumento che risolve un problema pratico: per partecipare, occorre vedere ed essere visti. «Non ci interessa puntare il dito sulle cause delle situazioni ma dare alle persone la possibilità di realizzarsi», spiega Plati, «In quasi vent’anni di attività, abbiamo capito che è impossibile nella cooperazione sociale essere monospecialisti e non trasversalizzare i processi». Per leggere, clicca qui

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