Silvia Costa

Europa: a che punto siamo con le sfide del volontariato europeo?

11 Novembre Nov 2016 1427 11 novembre 2016

Silvia Costa, eurodeputata pd e presidente della Commissione per la cultura e l'istruzione al Parlamento Europeo, fa il punto sulle misure a favore del terzo settore europeo e il servizio di volontariato europeo

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Silvia Costa, eurodeputata pd e presidente della Commissione per la cultura e l'istruzione al Parlamento Europeo, fa il punto sulle misure a favore del terzo settore europeo e il servizio di volontariato europeo

Interrail gratuito per giovani di 18 anni, E-card, il corpo di volontariato europeo, la dimplomazia culturale e l’erasmus. Vari argomenti e proposte di legge che interessano i giovani, la cultura, il volontariato e l’indentità europea. Silvia Costa ci aiuta a fare il punto su cosa la politica euroepa sta facendo per la cultura e il volontariato in Europa.

Interrail gratis, riusciamo a fare un bel regalo ai diciottenni europei ?

E’ una proposta last minute fatta recentemente dal leader dei popolari Manfred Weber che ha spiazzato la Commissione Europea e il nostro gruppo S&D. I costi sono elevati, circa un miliardo e mezzo all’anno, poi è valido solo per un mese. Non c’è dubbio che un diciottenne sarà contento che per un mese della sua vita può girare l’Europa gratis ma non bisogna dimenticare che c’è un problema strutturale. Io ho proposto la E-Card europea per gli studenti dai 18 anni in su. La carta riconosce che il possessore è uno studente europeo, e questo già è importante per il valore della cittadinanza. Essendo una carta elettronica, si può registrare tutto il cv ed è riconosciuta dai paesi che hanno già questi tipi di carte. Ma non solo, si possono anche fare delle convenzioni con le reti degli ostelli, delle biblioteche ed altri servizi educativi culturali. In questo pacchetto ci può stare anche l’interrail. Per sintetizzare, si all’interrail ma all’interno di un sistema in cui si possono fare esperienze culturali educative concrete.

Visto che l’ha citata, a che punto siamo con l’E-card ?

Bisogna andare a regime entro il 2017. Entro quest’anno porterà un progetto pilota con una serie di interlocutori in vari paesi che cominciano a lanciare questa carta in un grosso consorzio. Sarà fatto dentro erasmus without papers.

Lei è ottimista sull’ European Volunteer corps?

Anche qui work in progress insieme ad altri progetti come il volontariato dei giovani e la Aid Corp Humanitarian. Io chiedo che ci sia bisogno di una policy sul volontariato che possa favorire le legislazioni nazionali, di avere un framework giuridico come chiede il Cev. Il corpo di volontariato europeo è una buona iniziativa, avrà dei fondi dedicati ma non abbiamo ancora notizia su come sarà organizzato. Bisogna anche promuovere l’idea che fare il volontario deve essere un’opportunità dei cittadini e dei residenti in Europa, bisogna poi riconosce lo status di volontario in Europa, riconoscere l’associazionismo del volontariato, avere dei dati confrontabili, di riconoscere come cofinanziamento il lavoro dei volontari, ovvero riconoscere ore lavoro come un cofinanziamento.
Chiedo anche ci sia una forte attenzione all’educazione al volontariato come una dimensione di cittadinanza.

Silvia Costa

Con i corridoi educativi a che punto siamo?
L’Italia è all’avanguardia. Ci sono già università che hanno aderito. C’è anche un progetto molto bello che riguarda tre università del nord, Politecnico di Torino, Ca Foscari e il Luav di Venezia in cui 50 rifugiati seguiranno corsi sui beni culturali per otto mesi. Nel progetto c’è anche la parte residenziale. Anche Tor Vergata, la Sapienza e l’Università di Pavia stanno facendo molto.

Rilevo che noi siamo però carentissimi in merito alle borse di studio. Mi sono già confrontata con il ministro Giannini sulla necessità di dar vita a una grande fondazione italiana per le borse di studio. Iscriversi all’università non è un diritto costituzionale, ma che i meritevoli ricevano una borsa di studio lo è. Ma non solo: riscontro che sta finendo la politica estera di cooperazione il cui scopo era investire sulle risorse umane in altri paesi.

Dal suo osservatorio le risulta che il mondo del volontariato europeo sia organizzato o soffre del fatto che i suoi protagonisti non fanno rete?

C’è una quota di volontariato più strutturato, più abituato a livello europeo e internazionale che è molto concentrato sul development e la cooperazione e che è già abituato a lavorare in rete. Poi ci sono tante realtà territoriali che nell’anno europeo del volontariato hanno goduto di una sensibilizzazione. Grazie anche loro, noi abbiamo fatto una grande battaglia perché nei fondi strutturali ci fossero esplicitamente dei bandi per le onlus. Questo ha fatto crescere la consapevolezza che si deve dialogare con l’Europa. Comunque, avere un forum comunitario dove poter esprimersi è necessario.

Ci manca un dialogo intellettuale ad alto livello che non sia solo politico. Ci mancano dei grandi intellettuali che ci aiutino ad elaborare nuove idee e una visione di Europa.

Quali sono le nuove sfide sulle quali non mollerà di un centimetro?

Sto lavorando sul tema della nuova diplomazia culturale. Traccia una linea strategica in cui cultura, education e ricerca devono essere sempre dentro gli accordi bilaterali. Stiamo lavorando con la Commissiome Juri per stilare un rapporto per trovare una formula di mediazione e di procedura e per recuperare i beni culturali sottratti a seguito di conflitti e guerre. Tra l’altro noi chiediamo che la distruzione dei beni culturali venga attestato come un crimine contro l’umanità.
Sto anche lavorando sull’anno europeo del patrimonio culturale 2018. Io voglio che sia legato ai temi che riguardano l’educazione e il patrimonio. Sono strategie politiche che però che smuovono molto.

Come mai il tema della cultura e del volontariato non sono prioritari nell’agenda delle politiche europee?

Credo che ci siano due motivi. La crisi economica ha reso queste questioni più periferiche in molti paesi tranne che nel nostro grazie al governo Renzi che su questo tema sta facendo bene.
Poi, siccome c’è una ri-nazionalizzazione della politica estera, certi paesi, soprattutto quelli dell’est, temono che il delicato tema della cultura europea possa essere una sorta di imposizione che vada a discapito delle identità nazionali e locali che invece sono la vera forza nella creazione di un'identità culturale europea.
Responsabilità le ha anche il presidente Junker che nel suo programma di 10 pilastri non ha masso la cultura. Il Presidente della Commissione Europea ha detto che la crescita è intelligente, inclusiva e sostenibile. Io gli ho aggiunto che senza il pilastro della cultura e della conoscenza, la crescita non è intelligente, né sostenibile né inclusiva. La cultura è il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile. Senza un accesso alla cultura, senza la diffusione e la pratica artistica e culturale, la cultura non si rigenera. Questa idea ha incominciato a farsi sentire.
Poi c’è stato un qualcosa che ha dimostrato quanto fosse fragile questo discorso, ovvero l’ascesa della radicalizzazione. Aver compreso che sul dialogo interculturale eravamo a dei livelli imbarazzanti, che dobbiamo ripensare i modelli educativi, e l’idea che le armi devono tacere che prima c’è la cultura e poi la politica, ebbene questi hanno reso il contesto sull’investimento culturale più forte. Poi noi abbiamo fatto la nostra parte per dimostrare che senza le industrie culturali e creative non ci sarà un ruolo nell’Europa nel mondo e neppure un’economia. Abbiamo dimostrato che la diplomazia culturale è parte integrante della sicurezza, dell’immigrazione.
Sa cosa manca?

No, mi dica

Ci manca un dialogo intellettuale ad alto livello che non sia solo politico. Ci mancano dei grandi intellettuali che ci aiutino ad elaborare nuove idee e una visione di Europa.
Chi parla con i paesi dell’Est per fargli capire che non stiamo facendo un attentato alla loro identità? Loro hanno paura della parola Unione. Poi però fanno un salto in cui l’identità diventa nazionalismo. Ecco che qui bisogna fare una mediazione culturale. Dall’altra parte, “Unione” non significa omologazione. C’è bisogno di qualcuno che smuova questo dialogo.
Bisogna cercare di far parlare intellettuali liberi, autorevoli, uomini e donne che hanno una visione, che incominciano a spiegare a noi cos’è l’est e alle controparti cos’è l’ovest. Per riassumere, c’è bisogno di mediazione culturale e rilancio di visione.

Come spiega a un giovane preoccupato del suo futuro di aver fiducia nelle istituzioni europee?
Intanto loro sono già cittadini italiani ed europei. Sono titolari di una doppia cittadinanza. Farei una grande campagna di contenuti sui diritti / doveri e senso della cittadinanza europea.


Foto Copertina: Pagina Facebook Servizo Volontariato Europeo

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