Riforme

Autonomia differenziata: un referendum per abrogarla

Lo chiede Cittadinanzattiva alle Regioni contrarie per fermare la legge approvata dal Parlamento. La segretaria generale Mandorino aveva già motivato mesi fa su VITA le forti preoccupazioni: «Mette a rischio l’esistenza stessa dello stato unitario»

di Nicola Varcasia

Proseguono le reazioni della società civile e del Terzo settore all’approvazione dell’autonomia differenziata. Cittadinanzattiva, da lungo tempo impegnata in un lavoro sulla tenuta del sistema sanitario e la coesione sociale, ha espresso in una durissima la sua contrarietà alla approvazione di una legge che «impatterà sulla vita concreta delle cittadine e dei cittadini del nostro Paese e che rischia di rivoluzionare completamente gli assetti istituzionali, determinando il consolidamento delle fratture e disuguaglianze che caratterizzano il nostro Paese».

La segretaria generale dell’associazione, Anna Lisa Mandorino, era già intervenuta sulle pagine di VITA per approfondire i rischi del provvedimento, in particolare per lo scarso coinvolgimento delle forze parlamentari su un tema sì tecnico – i livelli essenziali di assistenza – ma determinante per l’attuazione concreta dei servizi sanitari dei cittadini.

Oggi riprende i contenuti di quella riflessione: «Il fatto che si tratti di una legge procedurale – che definisce al momento soltanto le procedure attraverso le quali le regioni possano eventualmente chiedere forme di autonomia differenziata – non ci rassicura affatto, perché la definizione dei Lep, ossia dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali, e le risorse necessarie per gli stessi, avverrà a valle e non preventivamente – come da più parti e in più occasioni richiesto», spiega Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva».

Ipotesi estrema

«Se facessimo l’ipotesi, estrema ma possibile, che tutte le Regioni chiedessero per sé, a partire da questa legge, forme di regionalismo asimmetrico estremamente articolate e su più ambiti, l’Italia, come Stato unitario, semplicemente non esisterebbe più e lo si sarebbe deciso senza alcun tipo di partecipazione popolare. Per questo avevamo inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una istanza di accesso agli atti del Comitato Lep, istanza che ci è stata rigettata per motivi puramente formali, negando di fatto qualsiasi seppur minima partecipazione dei cittadini al dibattito su una riforma talmente importante per il futuro del Paese», prosegue Mandorino.

Passare all’azione

Infine un appello: «Lo rivolgiamo ai presidenti delle Regioni, almeno cinque come previsto dalla Costituzione perché possano indire un referendum abrogativo, che si sono detti contrari a questa riforma, affinché compiano un atto di responsabilità politica forte nei confronti dei loro cittadini, invitandoli ad esprimersi per la possibile abrogazione di questa legge».

Nella foto di apertura, di Cecilia Fabiano/LaPresse, manifestazione romana contro la riforma Calderoli, il 13 giugno scorso a Roma.


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