TRENTO

Neonata tolta alla madre: i soldi non c'entrano

14 Settembre Set 2010 1721 14 settembre 2010

Lo riferisce in una nota il presidente del Tribunale dei Minori della provincia

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Lo riferisce in una nota il presidente del Tribunale dei Minori della provincia

«La dichiarazione di adottabilità della minore non trae in alcun modo origine dallo stato di povertà della madre: infatti eventuali difficoltà di natura economica del o dei genitori trovano soluzione o sostegno in altri interventi di carattere socio-assistenziale, che non mancano a livello provinciale». È quanto afferma in una nota Bernardetta Santaniello, presidente del Tribunale dei Minori di Trento, intervenendo in prima persona nella vicenda della mamma che si è vista togliere la patria potestà dai giudici.

«La decisione del Tribunale - chiarisce il magistrato - risulta giustificata da altre valutazioni, che attengono alla storia personale e familiare della madre e del padre, e soprattutto dall'esigenza primaria di garantire la tutela della minore sulla base della normativa vigente senza alcun condizionamento di natura ideologica: occorre ricordare che, nel caso falliscano altri interventi di sostegno e persistano le difficoltà di carattere non temporaneo dei componenti della famiglia naturale, la legge 184 del 1983 prevede l'adottabilità del minore come unica soluzione adeguata per assicurare allo stesso uno sviluppo psicofisico corretto».


Per il magistrato «sarebbe utile sapere quanti dei vari soggetti che sono intervenuti in questo dibattito abbiano avuto effettiva conoscenza di tutte le circostanze di fatto che negli anni hanno portato alla valutazione negativa in merito alla compatibilità dei tempi dell'ipotetico recupero delle capacità materne con quelle attuali di sana crescita della bambina ed abbiano letto le motivazioni della sentenza emessa».

Cattiva informazione. La presidente del Tribunale dei Minori di Trento evidenzia «il rischio concreto ed attuale che una cattiva informazione possa ingenerare in tutte le famiglie in difficoltà, meno attrezzate a valutare criticamente il senso delle notizie, una maggiore diffidenza rispetto ai numerosi e differenziati interventi di sostegno, tesi innanzitutto a salvaguardare il rapporto genitori/figli ed a trovare soluzione alle problematiche esistenti, per paura che il Servizio sociale ed il Tribunale possano portar via i bambini in modo immotivato ed irrazionale. Come è comprensibile si tratta di un settore quanto mai delicato, in cui ogni vicenda merita la massima attenzione e la cui gestione presuppone la capacità di mantenere equilibrio e serenità di giudizio senza facili suggestioni emotive, per poter dare effettivamente voce e rilevanza ai bisogni dei minori».