la petizione di vita

Uildm: 60mila euro in meno per i malati di distrofia

6 Settembre Set 2013 2242 06 settembre 2013

L'associazione, da 50 anni punto di riferimento per migliaia di disabili, avrebbe le carte in regola per ampliare la propria attività sociale e riabilitativa. Ma non può farlo a causa del taglio al 5 per mille. Il presidente Querini: "Una decisione assurda: non si può cambiare la volontà dei cittadini"

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L'associazione, da 50 anni punto di riferimento per migliaia di disabili, avrebbe le carte in regola per ampliare la propria attività sociale e riabilitativa. Ma non può farlo a causa del taglio al 5 per mille. Il presidente Querini: "Una decisione assurda: non si può cambiare la volontà dei cittadini"

Oltre 61mila euro in due anni. A tanto ammonta lo scippo perpetrato dallo Stato ai danni del 5 per mille destinato alla Uildm, l'Unione italiana lotta alla distrofia muscolare che da 50 anni è il riferimento nazionale per le persone affette da distrofie e altre malattie neuromuscolari. Il nuovo presidente, Luigi Querini, eletto a giugno, è amareggiato: "Le nostre 76 sezioni provinciali svolgono ogni giorno molte attività di sostegno ai disabii e alle loro famiglie, sia di tipo socio assistenziale che medico-riabilitativo. E sono proprio queste ultime a essere maggiormente danneggiate dalla mancanza di fondi adeguati, visto che si basano non solo su volontari, ma anche su professionisti dipendenti Uildm, che sono ovviamente stipendiati".
Volontari e profesionisti che svolgono un lavoro ad ampio raggio, gestendo in alcuni casi centri ambulatoriali di riabilitazione, prevenzione e ricerca, in collaborazione con le strutture universitarie e socio-sanitarie del territorio. La Uildm, che conta su 12mila soci, ha inoltre avviato diversi servizi di consulenza genetica aperti a tutte le famiglie. "I bisogni sono tanti, e potremmo fare molto di più per tante persone se riuscissimo ad avere maggiori finanziamenti", continua Querini, che aderendo alla petizione di Vita auspica che al più presto il 5 per mille diventi legge dello Stato, ovviamente senza "tetto": "E' assurdo che si pongano dei limiti alla volontà e alla generosità degli italiani", conclude, "non c'è alcun motivo per farlo, se non per meri motivi di cassa. Un insulto a tante associazioni che, come noi, lottano ogni giorno per assicurare a tanti disabili l'assistenza e le cure cui hanno diritto".