finanza selvaggia

Gli hedge fund si mangiano la banca etica inglese

25 Ottobre Ott 2013 1350 25 ottobre 2013

Due fondi speculativi americani comprano la Co-operative Bank, fondata nel 1844, forte di 4,7 milioni di clienti ma con un buco in bilancio da 1,5 miliardi di sterline. Ora si teme che i nuovi vertici dicano addio all'etica e licenzino migliaia di dipendenti. I sindacati: "E' un giorno tragico per il paese"

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Due fondi speculativi americani comprano la Co-operative Bank, fondata nel 1844, forte di 4,7 milioni di clienti ma con un buco in bilancio da 1,5 miliardi di sterline. Ora si teme che i nuovi vertici dicano addio all'etica e licenzino migliaia di dipendenti. I sindacati: "E' un giorno tragico per il paese"

Due hedge fund speculativi americani hanno costretto il più grande gruppo mutualistico britannico a cedere il controllo del proprio istituto di credito, firmando un accordo che solleva notevoli preoccupazioni di ordine etico negli oltre 4,7 milioni di clienti del gruppo. Dopo mesi di intense trattative con due hedge fund statunitensi, il Co-operative Group ha dunque dovuto vendere la propria "banca etica", minata da un buco di bilancio da 1,5 miliardi di sterline, per salvarla dal fallimento.
La situazione era già critica da tempo, ma lo scorso giugno i vertici della Co-operative Bank (che affonda le proprie radici nel lontano 1844, quando venne fondato dall'associazione di mutuo soccorso Rochdale Pioneers) avevano lanciato un appello per salvarsi, mettendo sul mercato il 25% del capitale. Alla fine però, dopo mesi di trattative, rumors e lo spettro nella nazionalizzazione sullo sfondo, gli americani si sono portati via il 75% del pacchetto azionario del gruppo, cancellando di fatto il carattere mutualistico della banca.
"E' un giorno drammatico per il Regno Unito", ha dichiarato il segretario generale del sindacato Unite the Union Dominic Hook, commentando l'incapacità del gruppo cooperativo di mantenere il controllo dell'istituto di credito. "Ed è un giorno terribile per i lavoratori, i clienti e per il settore bancario in generale. Da oggi i cittadini hanno minori possibilità di scelta e il paese si ritrova con un'altra banca che perseguirà gli interessi degli azionisti invece di provare a migliorare il settore del credito".
Diversa l'opinione di Euan Sutherland, l'ex direttore della catena di negozi per il fai-da-te B&Q diventato presidente del gruppo cooperativo lo scorso maggio: per Sutherland l'accordo è stato "positivo" per il gruppo, anche se i termini non sono stati quelli inizialmente ipotizzati. "Siamo pur sempre la prima banca del paese che si è salvata senza chiedere un soldo ai contribuenti", ha commentato. Tuttavia il repentino cambio di proprietà della Co-operative Bank ha destato più di una perplessità sul futuro codice etico dell'istituto, e soprattutto sul futuro lavorativo dei suoi 10mila dipendenti; anche il governo, commenta il Guardian, ne esce sconfitto: era stato infatti proprio Cameron a scommettere sulle banche cooperative come possibile alternativa sostenibile al sistema bancario tradizionale, spesso accusato di fare affari alle spalle dei cittadini in difficoltà.