Idee

Impresa sociale, Poletti: «Aperti al confronto»

5 Febbraio Feb 2014 1718 05 febbraio 2014

Firmato a Milano un importante accordo per le coopsociali. Il presidente dell'Alleanza delle Cooperative Italiane: «Un passo importante». E rispetto alla riforma della 155 aggiunge: «Le specificità delle cooperative vanno preservate, ma noi siamo disponibili al dialogo: nessuna pregiudiziale, anzi il dibattito deve crescere»

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Firmato a Milano un importante accordo per le coopsociali. Il presidente dell'Alleanza delle Cooperative Italiane: «Un passo importante». E rispetto alla riforma della 155 aggiunge: «Le specificità delle cooperative vanno preservate, ma noi siamo disponibili al dialogo: nessuna pregiudiziale, anzi il dibattito deve crescere»

Affidamento di lavori, servizi e forniture alle cooperative sociali lombarde attraverso convenzioni con gli enti del sistema regionale, maggiore coinvolgimento e partecipazione a gare per l’affidamento di beni e servizi tramite un’azione congiunta con l’Agenzia Centrale Acquisti regionale (ARCA): questi i principali contenuti del protocollo per lo sviluppo della cooperazione sociale firmato oggi a Milano dal Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e dal Presidente dell’Alleanza Cooperative Lombardia Maurizio Ottolini nel corso dell’Assemblea #valoricooperativi futuro delle comunità svoltasi a Palazzo Lombardia.

Più nel dettaglio l'accordo ha lo scopo di aumentare il coinvolgimento delle cooperative sociali nelle procedure di affidamento di lavori, servizi e forniture attraverso il convenzionamento delle cooperative sociali di tipo B con gli enti del sistema regionale e l’incremento del coinvolgimento delle cooperative sociali alle gare per l’affidamento di beni e servizi tramite come anticipato una azione congiunta con A.R.C.A. Lombardia (Agenzia Regionale Centrale Acquisti). Per la realizzazione delle azioni previste sarà avviata una sperimentazione su base regionale tramite la redazione di Piani operativi annuali che dovranno contenere obiettivi specifici e indicatori di risultato tali da consentire di monitorare l’andamento della sperimentazione. Saranno inoltre studiate forme di premialità per gli enti locali che aderiranno alla sperimentazione. Il protocollo è stipulato anche in vista delle opportunità che saranno offerte da EXPO 2015 ed anche per promuovere adeguate iniziative per ampliare la definizione delle nuove categorie di persone svantaggiate (es. disoccupati di lungo periodo).

In questo modo secondo le stime si potranno aprire nuove opportunità per le cooperative sociali lombarde che complessivamente impiegano 5mila persone svantaggiate. «Si tratta», spiga a Vita.it il presidente nazionale di Legacoop e dell'Alleanza delle cooperative italiane Giuliano Poletti «di un accordo molto significativo che dà il segno di come la nascita e lo sviluppo della nostra Alleanza possa portare frutti molto positivi nel rapporto con le amministrazioni locali».

Venendo ai temi dell'assemblea , Poletti ha voluto riprendere i due passaggi più significativi: «Da una parte ho potuto toccare con mano la grande condivisione non solo a livello dirigenziale, ma anche della nostra base rispetto al percorso dell'Alleanza, dall'altra abbiamo iniziato a ragionare su come rendere la normativa delle cooperative, in particolari quelli sociali, più moderna. E in questo senso un ripensamento e un allargamento della platea delle figure interessate ai nostri interventi va messo all'ordine del giorno».

«Il nostro orizzonte», continua Poletti, «è quello di valorizzare il più possibile le potenzialità dell'economia sociale». Un approccio che giocoforza va a impattare sul dibattito in corso rispetto alla riforma delle legge sull'impresa sociale, la 155/2006. «Da parte mia», ragiona il massimo dirigente delle Lega delle cooperative, «non vi è alcuna contrarietà preconcetta rispetto alle proposte sul tavole (in particolare quelle a cui stanno lavorando i parlamentari pd Bobba e Lepri, ndr), occorre però che la riflessione venga allargata e condivisa con il raggio più ampio possibile, partendo da una domanda e da un punto fermo». Quali? «Primo dobbiamo chiederci cosa intendiamo per economia e/o impresa sociale. Secondo occorre che alcune specificità come quella cooperativa, ma non solo, vadano preservate e valorizzate anche in una prospettiva di riforma: non si può ridurre tutto a un unicom». «E lo dico» conclude Poletti «riferendomi ai meccanismi di governance e di remunerazione dei capitali che vogliamo mettere sul tappeto: ciò detto la mia disponibilità al confronto è totale».