adozioni internazionali

Caro Matteo, che sia #lasvoltabuona

9 Aprile Apr 2014 1522 09 aprile 2014

Matteo Renzi seguirà in prima persona le adozioni internazionali e per la prima volta un Presidente del Consiglio sarà anche presidente della CAI. Ecco le prime reazioni degli enti autorizzati

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Matteo Renzi seguirà in prima persona le adozioni internazionali e per la prima volta un Presidente del Consiglio sarà anche presidente della CAI. Ecco le prime reazioni degli enti autorizzati

Il 2 gennaio 2014, augurando un anno di buon lavoro a tutti, fresco di nomina a segretario del Pd, Matteo Renzi parlò anche delle adozioni internazionali. Partì dal Congo, per dire che «questa drammatica vicenda debba farci riflettere su quanto sia arzigogolata e confusa la procedura per le adozioni internazionali. Una parte dei problemi, naturalmente, viene dagli Stati interessati e dunque è affrontabile solo attraverso il diritto internazionale. Ma uno sforzo di semplificazione e trasparenza può essere fatto anche dal nostro legislatore. […] All’interno del patto di coalizione [ci sarà anche] una disciplina più moderna ed efficace delle adozioni. Pensandoci bene, questi non sono Diritti Civili, ma Doveri Civili: un Paese che non si occupa in modo serio di questi argomenti come fa a definirsi civile?».
Ieri Matteo Renzi, nel frattempo diventato premier, ha deciso di non dare ad alcun ministro o sottosegretario la delega alle adozioni internazionali, preferendo seguire il tema in prima persona. Nessun Presidente del Consiglio l’aveva mai fatto.

«Che dire? Auguri di buon lavoro, il Presidente del Consiglio ne ha bisogno, perché di lavoro ce n’è davvero tanto!», dice Paola Crestani, presidente del Ciai. Le prime urgenze? «Il fatto che l’assemblea degli enti non venga convocata da due anni, le situazioni critiche in Congo o in Kirghizistan, la mancanza di risorse per la Commissione adozioni, che rende impossibile accogliere una delegazione o andare all’estero a firmare un accordo. Il mio auspicio è che ci sia un segno forte di discontinuità con il passato, dall'altra parte c'è il timore che il Presidente sia sopraffatto dagli impegni e il fatto che lui non sia presente fisicamente in commissione possa diventare ancora un alibi per non prendere decisioni».

Positivo anche il giudizio di Cristina Nespoli, presidente di Enzo B: «Dubito che Renzi potrà presiedere le sedute della Cai, ma non è questa la questione. Io mi aspetto che lui detti la linea politica delle adozioni, che dica dove l’Italia intende andare: da troppo tempo le adozioni non hanno un’attenzione politica. Accadono cose, si affrontano i singoli eventi, ma non li si mettono insieme, in uno sguardo collettivo e collegiale, anche in Europa».

Opportunità o intoppo istituzionale? Questo è il problema. Marco Griffini, presidente di AiBi, se lo chiede, ma per lui la bilancia pende nettamente dal lato opportunità. «Dalle dichiarazioni che ha fatto ai tempi delle primarie, credo che Renzi voglia fare davvero la riforma delle adozioni. È l’unica chance che abbiamo, il sistema sta morendo: tra le coppie che si avvicinano alle adozioni in questi primi mesi del 2014 c’è un calo del 40%, i tribunali si sono irrigiditi ulteriormente e fanno sempre più spesso decreti di idoneità vincolati, con una pesantissima cultura della selezione». La svolta positiva per lui sta tutta nell’aggettivo “politico”: «Abbiamo bisogno di una Cai politica, che non si limiti alla burocrazia o all’amministrazione delle adozioni, mi fa piacere che anche la vice-presidente Della Monica abbia caratteristiche che vanno in questa direzione. Ci sono le condizioni per una svolta e per una vera riforma delle adozioni. Noi e altri enti siamo disposti ad azzerare tutti i mandati, per riscrivere le regole del gioco».

Per Maria Teresa Maccanti, presidente del NAAA, si tratta di «un segnale molto positivo, che ci fa ben sperare. Non escludo che anche nelle adozioni internazionali ci siano spazi di “rottamazione”: sono certamente possibili interventi di semplificazione burocratica e idee di nuovo welfare integrato pubblico/privato ai vari livelli del percorso adottivo che si tradurrebbero in importanti benefici di spending review. Sarebbe un elemento di discontinuità positiva se Matteo Renzi volesse inoltre delegare concretamente l’operatività della CAI alla nuova vicepresidente dottoressa Silvia Della Monica».