Scuola di Roma fund-raising

La Riforma del Terzo Settore serviva a vincere le Europee?

30 Giugno Giu 2014 1247 30 giugno 2014

I timori espressi dalla Scuola di Roma Fund-raising .it, all’indomani della chiusura della consultazione pubblica voluta da Renzi, sembrerebbero avverarsi.

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I timori espressi dalla Scuola di Roma Fund-raising .it, all’indomani della chiusura della consultazione pubblica voluta da Renzi, sembrerebbero avverarsi.

La riforma del Terzo Settore voluta da Renzi rischia di slittare addirittura al 10 luglio perché mancherebbe la copertura economica per le agevolazioni fiscali. Lo ha affermato Paolo Beni, deputato Pd e componente della commissione Affari sociali, a Firenze intervenendo al convegno «Partecipazione in utile?» organizzato dalla Conferenza permanente delle autonomie sociali (Copas).

«Noi della Scuola di Roma Fund-raising .it avevamo espresso il timore, che dopo il clamore suscitato dalla volontà di Renzi di riformare il “Primo Settore”, si spegnessero i riflettori non solo sul non profit ma soprattutto sul futuro del Welfare» ha dichiarato Massimo Coen Cagli, direttore scientifico della Scuola. «Se fosse confermato quanto detto da Beni- ha continuato Coen Cagli- ci sarebbe da preoccuparsi. Se iniziamo la discussione sulla riforma del Terzo settore, che poi sarebbe, a detta di Renzi, un provvedimento di rilancio del welfare e non una leggina di agevolazione fiscale, mettendo come conditio sine qua non l'esistenza di copertura finanziaria, allora vorrebbe dire che più che di una politica strategica si discuterà di un provvedimento di piccola agevolazione. Peraltro verrebbe da domandare a Beni: ma di quali agevolazioni stiamo parlando ? Se l'approccio è questo, ancora una volta ci fossilizzeremo sul 5 per mille senza neanche guardare in maniera coraggiosa e lungimirante a quelle misure di investimento e incentivazione di azioni sociali volte a creare un nuovo welfare di comunità. Forse sarebbe il caso che il Governo confermasse o smentisse l'esistenza di questo vincolo. Noi della Scuola siamo preoccupati che, ancora una volta, un decreto e una politica sul terzo settore sia trattata come una mera politica fiscale e non come una politica strategica di investimento. Non vorremmo proprio che la montagna delle consultazioni sul Civil act partorisse l'ennesimo topolino».