Festival

Il Film contro l'azzardo che ha conquistato Locarno

17 Agosto Ago 2015 1546 17 agosto 2015

Presentato in anteprima mondiale il 13 agosto scorso al 68° Festival del cinema di Locarno, Vivere alla grande, docu-film del debuttante Fabio Leli (28 anni, a collaborare con lui anche una giovanissima giornalista, Carmen Cafarella 26enne), ha raccolto un grande applauso, sia all’anteprima che nella proiezione del 14 agosto.

  • ...
Fabio Leali In Una Locandina Del Film
  • ...

Presentato in anteprima mondiale il 13 agosto scorso al 68° Festival del cinema di Locarno, Vivere alla grande, docu-film del debuttante Fabio Leli (28 anni, a collaborare con lui anche una giovanissima giornalista, Carmen Cafarella 26enne), ha raccolto un grande applauso, sia all’anteprima che nella proiezione del 14 agosto.

Presentato in anteprima mondiale il 13 agosto scorso al 68° Festival del cinema di Locarno, Vivere alla grande, docu-film del debuttante Fabio Leli (28 anni, a collaborare con lui anche una giovanissima giornalista, Carmen Cafarella, 26enne), ha raccolto un grande applauso, sia all’anteprima che nella proiezione del 14 agosto conquistando il pubblico del Festival che ha affollato le sale.

159 minuti che si sviluppano intorno a due storie: quella di Francesco, padre di famiglia che con il gioco ha perso, oltre al denaro, figlia e famiglia, e quella di Mattia, un giovane che solo col suicidio è riuscito a liberarsi dal demone del gioco e la cui storia è ricostruita, con toni drammatici e struggenti, dai famigliari e dagli amici.

Dentro questi due argini narrativi, Fabio Leli propone poi il suo lavoro d’inchiesta lungo tre anni che, attraverso tante autorevoli voci e un’ampia documentazione, tocca tutti gli aspetti: economico, normativo, antropologico, istituzionale. Come scrive nelle sue note di regia: “L’Italia è sotto attacco. L’invasore non è uno Stato estero. Il nemico non ha un volto facilmente riconoscibile, ma la sua presenza è ormai talmente forte e radicata, che viene quasi considerato un alleato dal governo italiano. E’ il gioco d’azzardo legalizzato, una macchina perfetta che lavora a più livelli. Non è solo una questione di denaro. Sembra una tassa invisibile e volontaria, una tassa del popolo. L’invasione si sviluppa a livello economico, ma anche territoriale, politico, sociale, mediatico e culturale. E’ un circolo vizioso, che coinvolge tutti questi aspetti e li modifica per il fine massimo: il profitto. Ma un profitto di pochi, in contrasto alla sofferenza e alla povertà di molti, troppi. Perché indubbiamente l’unico modo certo e accurato di guadagnare con il gioco d’azzardo è solo uno: gestirlo. Ed è impossibile inoltre comprendere come l’invasione del gioco d’azzardo legale abbia trasformato e modificato la politica, la società, l’economia, la comunicazione di massa e la cultura, senza raccontare uno spaccato dell’Italia dell’ultimo ventennio”.

“Cosa sei disposto a perdere per vincere?”, questa domanda è l’incipit del film. A tutti noi la risposta. E dal film un'appello: si vieti almeno la pubblicità dell'azzardo legale, lo chiedono i parenti e gli amici di chi è stato travolto dall'offerta di gioco d'azzardo, specificità tutta italiana.

Il film davvero riuscito e da vedere è stato finanziato con una raccolta fondi attraverso crowdfunding che ha raccolto 7mila euro da 72 donatori, e ha ricevuto il sostegno di il supporto di associazioni ed enti come Alea, Conagga, Fondazione Antiusura, Banca Etica.

Qui il sito del film

Contenuti correlati