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Londra, e ora shopping totale

15 Settembre Set 2015 1215 15 settembre 2015
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Due ore di apertura in più per i grandi magazzini la domenica. La capitale inglese che, per prima, 20 anni fa aveva abbattuto la regola della chiusura settimanale, ora vuole allargarsi…

Si chiama Oxford Street ed è una specie di avamposto del consumismo estremo. È qui che per la prima volta in Europa venne autorizzata l’apertura domenicale, originando una vera rivoluzione nelle abitudini delle persone. Un primo tentativo nel 1986 era stato respinto dal parlamento, dove allora i conservatori erano maggioranza: ma quella battaglia in nome del riposo domenicale e del rispetto dei ritmi delle famiglie è stata una battaglia decisamente persa. Oggi l’apertura domenicale è diventato un elemento di grande attrattiva, al punto da generare un vero e proprio turismo da “grandi magazzini”. Secondo uno studio della London School of Economics questa apertura domenicale genera 1,4 miliardi di euro, senza una distinzione tra le spese dei locali e quelle dei turisti.

Ovviamente poco alla volta tutto il mondo si è adeguato ai trend lanciati da Londra e ora Londra sente il fiato sul collo. Ma ciò che mette in allarme la capitale inglese è il dibattito decollato a Parigi, una grande capitale che ha sempre fatto resistenza su queste aperture domenicali, contingentandole solo ad alcune zone della città. Parigi ha la leadership dei flussi turistici, con 30milioni di arrivi l’anno, e un’eventuale conquista anche del turismo “shopping” potrebbe strappare quote importanti di viaggiatori a Londra.

Così la capitale inglese passa al contrattacco discutendo la proposta lanciata dall’associazione New West London, che rappresenta 600 grandi magazzini, e che chiede l’abolizione della limitazione degli orari. Infatti la legge oggi prevede che i punti vendita superiori ai 200 mq possano aprire la domenica dalle 10 alle 18, mentre l’apertura è libera per tutti i negozio con superfici minori. Secondo l’associazione, l’estensione di due ore dell’apertura genererebbe 2mila posti di lavoro fissi e un giro d’affari di 360milioni di euro all’anno.