Disabilità

La bici degli abbracci va alla conquista dell'Europa

27 Ottobre Ott 2015 1615 27 ottobre 2015

La hugbike, la bicicletta pensata per ragazzi autistici, nei giorni scorsi è stata presentata al Rehacare di Düsseldorf. In Italia ne circolano già oltre 200. Quest'anno è stato presentato il modello a pedalata assistita e per il 2016 si punta alla versione sportiva, che costerà il 30% in meno

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Hugbike Papa Gruppo
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La hugbike, la bicicletta pensata per ragazzi autistici, nei giorni scorsi è stata presentata al Rehacare di Düsseldorf. In Italia ne circolano già oltre 200. Quest'anno è stato presentato il modello a pedalata assistita e per il 2016 si punta alla versione sportiva, che costerà il 30% in meno

Il 2 aprile 2014, Giornata Mondiale di sensibilizzazione sull’Autismo, Ottavio, Simone e Giampietro regalarono una hugbike a Papa Francesco: tutta bianca, assemblata da loro. Era la prima bici che debuttava in pubblico, a parte i prototipi. Oggi in Italia circolano più di 200 hugbike e la “bici degli abbracci” ha fatto da pochi giorni il suo debutto in Europa, alla Rehacare di Düsseldorf.

La hugbike è nata fra Padova, Treviso e Godega di Sant’Urbano (TV) nell’estate 2013, dall’intuizione di un gruppo di genitori di ragazzi autistici. Mario Paganessi è il direttore della Fondazione Oltre il Labirinto e insieme a suo figlio è uno dei primi sostenitori di questo speciale tandem che si guida dal sellino posteriore, grazie a un manubrio lungo, ma che dà a chi sta sul sellino davanti l’impressione di guidare: un’enorme gratificazione per ragazzi autistici.

«Da quel 2 aprile abbiamo iniziato la commercializzazione, ne abbiamo vendute più di 150, alcune anche all’estero, in Slovenia, Svizzera, Francia. A Godega la cooperativa ne produce 3 alla settimana, ci lavorano due ragazzi autistici e tre con altre disabilità, seguiti da due maestri di bottega», racconta oggi Mario Paganessi. Dalle mani dei ragazzi escono selle, un pezzo del manubrio e del pedale, il sacchetto con le istruzione e le chiavi: «un ragazzo va a Padova una volta al mese, realizza anche operazioni più complesse. Con lui stiamo costruendo una agenda iconica che gli consenta di ripetere la sequenza in altri contesti».

Il team di Hugbike a Rehacare

La hugbike è cresciuta. «Nel 2015 abbiamo proposto il modello a pedalata assistita, che piace molto perché consente di andare in bicicletta anche a chi ha figli ormai grandi o a chi vive in collina. Ha aperto nuovi scenari», ride Paganessi ricordando la fatica che lui ha fatto la scorsa primavera, quando insieme a suo figlio ha fatto in hugbike la tappa Treviso-Valdobiaddene del Giro d’Italia. A breve invece ci sarà un nuovo prototipo, la versione sportiva della hugbike: «stiamo testando un nuovo telaio, sempre con la consulenza gratuita di Gianni Trentin, l’obiettivo è quello di ridurre il costo della bicicletta in maniera significativa, per poterla vendere a 1600 euro rispetto ai 2500 di oggi», spiega Paganessi.

Al Rehacare di Düsseldorf la hugbike ha fatto furore: «Per noi è stato un investimento significativo, ma ne è valsa la pena. La bici è piaciuta perché fino ad ora per le persone con disabilità c’erano solo dei “tricicli giganti”. Abbiamo già spedito una bici in Spagna in comodato per sei mesi a una persona che voleva provarla, abbiamo contatti promettenti in Danimarca, Austria, Olanda, Usa, Canada...».

In questi mesi c’è anche chi ha proposto a Paganessi di cedere il brevetto: «Non lo faremo, almeno finché attorno a questo progetto ci sarà l’entusiasmo che c’è ora. Sono nate sinergie incredibili, con grossi donatori o aziende che hanno acquistato delle hugbike e le hanno donate a associazioni o centro diurni, mettendola a disposizione di più persone».

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