Le Confessioni Toni Servillo 3763
Cinema

Il film che entra in punta di piedi nella stanza dei segreti dei potenti della terra

21 Aprile Apr 2016 1456 21 aprile 2016
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Il nuovo lavoro di Roberto Andò, Le Confessioni, è un thriller sul mondo dell'alta finanza e del potere economico. Una pellicola che smaschera l’incapacità dei governanti del mondo di risolvere l'attuale crisi economica e finanziaria

Il nuovo film di Roberto Andò, Le confessioni, è un thriller sul mondo dell'alta finanza e del potere economico. Entra in punta di piedi nella stanza dei segreti dei potenti della terra per sconvolgere i piani di chi decide le sorti del mondo. Siamo in Germania, in un albergo di lusso dove sta per riunirsi un G8 dei ministri dell’economia pronto ad adottare una manovra segreta che avrà conseguenze molto pesanti per alcuni paesi. Con gli uomini di governo, ci sono anche il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Daniel Roché, e tre ospiti: una celebre scrittrice di libri per bambini, una rock star e un monaco italiano, Roberto Salus (Toni Servillo). Accade però un fatto tragico e inatteso e la riunione deve essere sospesa. In un clima di dubbio e di paura, i ministri e il monaco ingaggiano una sfida sempre più serrata intorno al segreto.

«L’idea è nata due anni e mezzo fa. Dopo Viva la libertà, che raccontava la fuga dalla politica, con Toni abbiamo voluto immaginare un gruppo di ministri dell'Economia che si sono riuniti per dare un altro giro di vite alle nostre libertà ma che inaspettatamente si ritrovano davanti a qualcosa che non sono in grado di affrontare» spiega Andò. I dubbi assumono le sembianze di un monaco, un uomo paradossale e spiazzante, che nel corso delle sue confessioni fa vacillare le certezze di coloro che tra cene, bottiglie di champagne e quant’altro, manovrano i nostri destini. I ministri sospettano infatti che Salus, attraverso la confessione di uno di loro, sia riuscito a sapere della terribile manovra che stanno per varare, e lo sollecitano in tutti i modi a dire quello che sa.

Seppure il riferimento al capolavoro di Sant’Agostino sia evidente, nel film le confessioni sono invece lo strumento per smascherare l’incapacità dei governanti del mondo di risolvere l'attuale crisi economica e finanziaria. Più che andare alle vere radici del problema, hanno preferito adottare misure correttive contribuendo ad esacerbare le disuguaglianze e gli squilibri economici tra gli stati.

Il film arriva ad una settimana dalla visita a Roma del senatore democratico Bernie Sanders che durante un incontro con i giornalisti davanti alla Porta del Perugino in Vaticano si è detto preoccupato dalla deriva dei valori culturali nella società. «Non possiamo permettere che il mercato faccia quello che vuole. Vediamo sempre più gente che si arricchisce e gente che si impoverisce. Questo è inaccettabile, è immorale».

Siamo allora davanti a un bivio: continuare a proporre soluzioni parziali e irrealizzabili, o cominciare a mettere radicalmente in discussione gli interessi corporativi, campanilistici e logiche individualiste? Roberto Andò e Bernie Sanders non si rivolgono solo ai politici o ai potenti della Terra, ma anche alle masse che si sono fatte allettare dalla promessa che il benessere dipenda dal soddisfacimento di tutti i desideri.

Al di là del tono un po' sentenzioso, guardando il film non si può fare a meno di immaginare cosa accadrebbe se Servillo fosse tra gli invitati dell’esclusivo club di Bilderberg. Ogni anno il gotha della politica e dell'economia mondiale si ritrova a discutere sui temi più rilevanti dell’attualità in un lussuoso albergo in una esclusiva località. I partecipanti possono scambiarsi liberamente le proprie opinioni senza timore che queste siano rivelate al mondo. L'estrema riservatezza è infatti il segreto del club, visto che la riunione avviene rigorosamente a porte chiuse.

Insomma può valere a qualcosa richiamare la responsabilità dei potenti della terra a unire tutte le proprie forze per un vero cambio di rotta? «Io volevo comunque dare un'idea di speranza» conclude Andò. Ma la prospettiva non è certo incoraggiante.

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