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Vuoi scappare dalla Libia in barca? I profughi ti raccontano cosa vuol dire

29 Luglio Lug 2016 1208 29 luglio 2016
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Si chiama "Aware migrants" ed è un progetto pensato dall'Organizzazione internazionale delle migrazioni e finanziato dal ministero dell'Interno che mira a rendere consapevoli i migranti sulla pericolosità dei viaggi in mare e sui rischi della situazione in Libia

Come un messaggio nella bottiglia, lanciato in mare, per raggiungere le persone da una sponda all’altra del Mediterraneo. Si chiama Aware Migrants, la campagna dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni che ha l’obiettivo di informare i migranti sui rischi dei viaggi in mare, per aumentarne, come dice il nome, la consapevolezza. Dall’inizio dell’anno sono, infatti, già quasi tremila le persone morte in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Una strage silenziosa che si ripete con numeri sempre più alti anno dopo anno: nel 2014 i decessi sono stati 3.200, nel 2015 3.700. Cifra quasi raggiunta nei primi sette mesi di qieat’anno. A questi numeri si aggiungono quelli dei richiedenti asilo che hanno subito abusi, torture e violenze nei centri di detenzione libici, o che hanno rischiato la vita durante il viaggio nel deserto.

A spiegare cosa vuol dire salire sulle carrette del mare e a raccontare l’inferno che si vive in Libia, sono gli stessi migranti in una serie di video che verranno rilanciati sui principali social network ma anche su radio e tv. L’iniziativa, che è stata presentata oggi a Roma, è finanziata dal ministero dell’Interno, con uno stanziamento di un milione e mezzo di euro (le risorse provengono dal bilancio del Dipartimento Libertà civili e immigrazione).

“Qualsiasi persona di buonsenso non può non riconoscere che un fenomeno epocale, come quello a cui siamo di fronte, si può gestire solo attivando tante leve. E così oggi lanciamo una campagna di comunicazione molto chiara, che fa parte di una strategia di insieme e che è rivolta ai migranti ai cui dice: quando cercate di inseguire il vostro sogno rischiate di trovarvi in un incubo – sottolinea il ministro dell’Interno Angelino Alfano -. L’ incubo è rappresentato dalla violenza sessuale subita da una donna, vista dal marito, percepita dal figlio. L’ incubo è una gravidanza frutto di quella violenza, l’incubo è un bambino sfruttato, l’incubo è il rischio di morte in mare. Tutto questo lo sanno prima di partire? No, non tutti lo sanno. Noi vogliamo buttare questa bottiglia in mare perché arrivi all’altra sponda del Mediterraneo. Oggi ci affidiamo a una comunicazione che ha potenzialmente destinatari indeterminati, lo spettro è molto ampio, speriamo che qualcuno dall’altra parte ascolti. Vorremmo che, anche grazie a una campagna come questa, ci fossero meno partenze”.

La campagna ha un suo portale web, in 3 lingue, in cui si possono ascoltare 80 testimonianze video e 80 audio-testimonianze. Ci sono poi schede informative, notizie e aggiornamenti sulle direttive della Comunità europea e le pagine dei principali social network “Oggi l’informazione è l’empowerment. Questa iniziativa nasce dalla nostra esperienza più evidente di una migrazione pericolosa, in cui i rischi non sono solo in mare ma in tutto il tragitto – sottolinea Federico Soda, direttore dell’ufficio di coordinamento Oim per il Mediterraneo - . Quando queste persone arrivano ci raccontano storie di violenza incredibili, di cui spesso hanno loro stessi difficoltà a parlare. Useremo i loro racconti perché pensiamo possano avere un ruolo importante nel processo decisionale di chi sta decidendo di partire. Abbiamo il dovere morale di informare le persone di quello che le aspetta, così che possano prendere decisioni consapevoli. Vogliamo che prendano coscienza dei rischi, per salvare più vite umane possibile”.

Anche secondo il prefetto Mario Morcone, capo dipartimento Libertà civili e immigrazione, l’obiettivo è quello di convincere i migranti a fare “la scelta giusta”. “Pensiamo di aver fatto una cosa buona cercando di trasmettere la verità sui rischi e sulle sofferenze che si patiscono attraversando il Mediterraneo per arrivare in Europa – sottolinea -. La campagna ha diversi elementi di modernità, sui quali abbiamo investito molto”. La campagna si rivolge a un target di uomini e donne di età compresa tra i 18-35 anni. Testimonial dell’iniziativa è la cantante africana Rokia Traorè, che comporrà per la campagna la canzone “Be awarw broche, be aware sister”. (ec)

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