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Emilia No Slot. Ravaioli (PD): «Quella contro l'azzardo è una battaglia per il bene comune»

3 Novembre Nov 2016 1427 03 novembre 2016
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La prima firmataria dell'emendamento che ha introdotto anche in Emilia Romagna l'obbligo di distanze dai luoghi sensibili ci spiega le ragioni del provvedimento: dovevamo risposte alle istanze dei territori e degli enti locali i quali, trovandosi a fronteggiare un fenomeno complesso e delicato come quello del gioco d’azzardo saranno maggiormente garantiti, anche in caso di eventuale contenzioso, dalla presenza di una legge regionale che fornisca loro strumenti adeguati»

Il 26 ottobre scorso, l'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna ha approvato un importante provvedimento "no slot". Un emendamento che, di fatto, trasforma una normativa blanda in uno strumento finalmente non spuntato, e potenzialmente molto efficace, di contrasto alla diffusione indiscriminata dell'azzardo sui territori. Abbiamo incontrato Valentina Ravaioli, prima firmataria di questo emendamento inserito nel Testo Unico sulla Legalità. Già parte della giunta del Comune di Forlì, dal 2009 al 2014, dove si è occupata di politiche giovali e inclusione sociale, insegnante, particolarmente sensibile ai temi della scuola e della cultura, Valentina Ravaioli è consigliere Regionale dell’ Emilia-Romagna del Gruppo Assembleare PD.

Valentina Ravaioli

L’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna ha approvato un emendamento al Testo Unico sulla Legalità che pone dei forti limiti all’apertura di sale gioco, scommesse e all’installazione di “macchinette” nei locali pubblici. Lei è stata prima firmataria dell’emendamento, ci spiega nel concreto che cosa comporta?
L’emendamento al Testo Unico sulla Legalità, di cui sono stata prima firmataria e che è stato votato all’unanimità, va a vietare l’esercizio delle sale gioco o delle sale scommesse e l’installazione di apparecchi per il gioco in locali che si trovino ad una distanza inferiore ai 500 metri da luoghi sensibili, quali scuole, strutture socio-sanitarie, impianti sportivi, luoghi di culto, oratori e centri di aggregazione giovanile. In particolare, per quanto riguarda le sale gioco e le sale scommesse, tempi e modalità di adattamento al provvedimento, saranno definiti da un successivo regolamento di giunta, mentre per quanto riguarda gli apparecchi da gioco il divieto è valido per le nuove installazioni, così come in caso di rinnovo di contratto o di trasferimento dell’esercizio. Si tratta di un segnale concreto, per fornire agli enti locali un ulteriore ed efficace strumento di contrasto al sempre più grave fenomeno dell’azzardo patologico, rafforzando l’azione di prevenzione già avviata con la legge regionale 5/2013.

Che cosa intendete con “luogo sensibile”?
Quando si parla di luoghi sensibili si fa sostanzialmente riferimento alle categorie individuate nel Decreto Balduzzi (istituti di istruzione primaria e secondaria, strutture sanitarie e ospedaliere, luoghi di culto e centri socio-ricreativi e sportivi), quali realtà frequentate da soggetti potenzialmente più a rischio e dunque su cui occorre esercitare una maggiore tutela. La legge prevede, inoltre, per i Comuni la possibilità di estendere l’elenco dei luoghi sensibili sulla base di necessità legate al contesto locale, in termini di sicurezza, viabilità e disturbo alla quiete pubblica.

La stupisce il fatto che sia stato votato all’unanimità? È un esempio che sulle cose concrete si può trovare un metodo e un obiettivo condiviso, non crede?
No, non mi stupisce e mi fa molto piacere. Credo che si tratti di un segnale importante verso i cittadini e la dimostrazione che, quando si è di fronte a battaglie significative per il bene comune, sia possibile abbandonare le casacche di parte e portare avanti, responsabilmente, percorsi condivisi.

Quando, in pochi anni, in un territorio come l’Emilia-Romagna, l’utenza dei Sert per ludopatie aumenta del 120%, siamo di fronte ad un fenomeno estremamente problematico, dal punto di vista delle ricadute socio-sanitarie come da quello familiare e relazionale, che colpisce tutta la comunità e non tocca solo la sfera privata dei singoli, ma l’interesse generale. Quell’interesse generale di cui la politica e chiamata a farsi carico.

Valentina Ravaioli, consigliere della Regione Emilia Romagna

I sindaci dell’Emilia Romagna, come già quelli di Lombardia e Liguria, avranno ora un’arma in più. Secondo lei la useranno?
Decisamente sì. Questo provvedimento arriva soprattutto per dare risposte alle istanze dei territori e degli enti locali, i quali, trovandosi a fronteggiare un fenomeno complesso e delicato come quello del gioco d’azzardo patologico, saranno maggiormente garantiti, anche in caso di eventuale contenzioso, come dimostra la giurisprudenza, dalla presenza di una legge regionale che fornisca loro strumenti adeguati.

Che cosa la preoccupa di più, come consigliere e come cittadina, dei dati sulle patologie dell’azzardo in Emilia Romagna?
La crescita costante e massiccia del fenomeno tra i giovani e tra le fasce sociali più deboli, le quali, già in condizioni economiche ed occupazionali precarie, venendo a trovarsi in situazioni di indebitamento permanente, rischiano di incorrere in ulteriori, gravi problemi, a cominciare dall’usura.

Questo provvedimento arriva soprattutto per dare risposte alle istanze dei territori e degli enti locali, i quali, trovandosi a fronteggiare un fenomeno complesso e delicato come quello del gioco d’azzardo patologico, saranno maggiormente garantiti, anche in caso di eventuale contenzioso, come dimostra la giurisprudenza, dalla presenza di una legge regionale che fornisca loro strumenti adeguati.

Valentina Ravaioli, consigliere della Regione Emilia Romagna

E a chi obietta che la politica dovrebbe tenersi fuori dal tema dell’azzardo, che molti declinano come una “faccenda privata”, lei cosa risponde?
Quando, in pochi anni, in un territorio come l’Emilia-Romagna, l’utenza dei Sert per ludopatie aumenta del 120%, siamo di fronte ad un fenomeno estremamente problematico, dal punto di vista delle ricadute socio-sanitarie come da quello familiare e relazionale, che colpisce tutta la comunità e non tocca solo la sfera privata dei singoli, ma l’interesse generale. Quell’interesse generale di cui la politica e chiamata a farsi carico.

Immagine in copertina: foto di Jewel Samad/Afp/Getty Images

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