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Gli uomini picchiano, le donne manipolano: il volto nascosto della violenza

1 Dicembre Dic 2016 1207 01 dicembre 2016
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Gli psicologi dell'Emilia Romagna fanno il punto su una sottile forma di abuso, spesso messa in atto da mamme e parenti di genere femminile: la violenza psicologica. Ecco da che cosa è caratterizzata e quanto può fare male ai figli

La praticano più le donne degli uomini, e spesso le vittime non si ribellano perché faticano perfino a riconoscerla: è la violenza psicologica, anche più diffusa e comunque estremamente dannosa, di cui si parla molto meno. Il punto su questa subdola forma di sopruso è stata fatta dall’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagnas. Ebbene, se dai dati Istat relativi al 2015 emerge che il 26,4% delle donne subisce violenza psicologica dal proprio partner, incerti sono i contorni del fenomeno per quanto riguarda i bambini (e gli uomini). Le donne, infatti – sottolineano gli psicologi - sembrano essere più propense degli uomini a utilizzare tale tipologia di maltrattamenti rispetto alle altre forme, in particolare in ambito familiare. La violenza psicologica tout court è una forma sottile e insidiosa perché, non avendo effetti evidenti, e restando in genere nascosta all'interno delle mura domestiche, spesso viene sottovalutata.

Rappresenta invece una delle più forti e distruttive espressioni manipolatorie di esercizio del potere e del controllo sulla persona, è un modo per marcarne la presunta inferiorità, per denigrala fino a farle perdere la coscienza del proprio valore e può avere effetti molto gravi anche su figli che subiscano o assistano a questo tipo di episodi. Nelle espressioni più gravi può esserci un tentativo pianificato di distruzione psicologica dell’altro tramite manipolazione, detta "Gaslighting". Il termine deriva dal dramma teatrale Gaslight, in cui un marito cerca di portare la moglie alla pazzia modificando di nascosto elementi dell'ambiente (tra cui le lampade a gas) per convincerla che le sue percezioni sono confuse. Anche senza arrivare a questi livelli, la violenza psicologica "classica" viene agita soprattutto attraverso la comunicazione e lo scopo è la sottomissione mentale dell'altro. Spesso si considera la vittima complice dell’aggressore perché non si ribella, ma questa incapacità è il risultato della lenta distruzione psicologica subita.

In genere, la violenza psicologica inizia con battute svilenti, con un atteggiamento passivo-aggressivo fondato sul ricatto, la noncuranza, la privazione della privacy, che disorienta subdolamente la vittima. La difficoltà a riconoscere questa forma di violenza è dovuta anche al meccanismo perverso che porta spesso i persecutori ad alternare momenti affettuosi agli atteggiamenti prevaricatori, negando verbalmente i maltrattamenti attuati. Spesso tale violenza paralizza, provoca dolore e sofferenza emotiva, confonde la vittima che in questo modo rischia di non riconoscere l’aggressione subita e addirittura a giustificare il proprio partner.

Sono vittime delle violenze domestiche anche coloro che non ne sono necessariamente i bersagli, ma vi assistono: bambini e adolescenti. Il figlio può fare esperienza di qualsiasi forma di maltrattamento familiare - chiamata in genere "violenza assistita" -, sia direttamente che indirettamente, perché ne è a conoscenza o ne percepisce gli effetti. La violenza assistita in quanto maltrattamento psicologico comporta effetti a livello emotivo, cognitivo, fisico e relazionale con stati di profonda sofferenza psicologica che si possono protrarre anche nella vita adulta. Le vittime, soprattutto se l’esperienza di vittimizzazione psicologica si è protratta nel tempo, impegnano spesso tempi lunghi per uscire dai contesti e dalle relazioni violente.

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