Medio Oriente

Paolo Branca: «Palestina e Morsi, è il tempo delle ingerenze esterne»

18 Maggio Mag 2015 1657 18 maggio 2015

Secondo il Professor Paolo Branca, dopo la pena capitale inflitta all'ex presidente egiziano Morsi e i progressi relativi al riconoscimento dello Stato Palestinese da parte del Vaticano, l'Occidente non può permettersi di stare a guardare.

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Paolo Branca
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Secondo il Professor Paolo Branca, dopo la pena capitale inflitta all'ex presidente egiziano Morsi e i progressi relativi al riconoscimento dello Stato Palestinese da parte del Vaticano, l'Occidente non può permettersi di stare a guardare.

Condanna a morte dell’ex presidente Mohammed Morsi, e intesa tra Vaticano e Autorità Palestinese per il riconoscimento dello Stato di Palestina. «Due notizie importanti avvenute nel giro dipochi giorni che provengono dalla stessa area geografica che a mio avviso» spiega Paolo Branca professore dell'Università Cattolica ed esperto in questione mediorientali «ha bisogno di un sostegno dall’esterno. E' veramente arrivato il momento storico per intromettersi propositivamente negli affari degli altri».

Ci spieghi meglio professore

«Se il fine è quello della riconciliazione, mi par proprio che la condanna a morte di un presidente comunque eletto regolarmente possa solo inasprire gli animi ed esasperare lo spirito di vendetta in un paese già troppo provato. Già tre magistrati e un poliziotto almeno sono sati uccisi subito dopo la sentenza… e uno stilicidio di attentati minori continua a colpire la valle del Nilo anche se queste ‘minuzie’ non giungono sui nostri media. Una cosa è porre un limite alle ambizioni politiche dei Fratelli Musulmani, altra è pensare che si debbano eliminare tutti per ridare stabilità all’Egitto. Analogamente, l’iniziativa del Papa dovrebbe far comprendere ai falchi israeliani e palestinesi che non c’è altra soluzione che un’accettazione reciproca. Nessun Stato, governo o movimento può permettersi il lusso di applicare la logica del "Io sto meglio quando tu non esisti più".Noi in Europa dobbiamo valorizzare l’esempio del Vaticano e spingere il più possibile sull’acceleratore delle riconciliazioni».

Perché l’aiuto ‘esterno’ sarebbe essenziale?

«Chi non vive sul posto e non è direttamente coinvolto nei drammi locali può talvolta offrire una prospettiva diversa. In questi giorni una figura storica dell'ebraismo italiano, Bruno Segre, ha scritto all’Ufficio CEI per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso per far arrivare al Pontefice la voce di un vecchio ebreo italiano che da decenni persegue con impegno totalmente laico rapporti di fraterno dialogo con amici cristiani nelle sedi più diverse: dai Colloqui di Camaldoli alle sessioni estive del S.A.E. Nella lettera, Segre espreme la più profonda gratitudine per l’annuncio del riconoscimento da parte del Vaticano dello Stato di Palestina e spiega anche di come si tratti di un passo fondamentale in direzione della pace nel Vicino Oriente, pace che non si materializzerà mai fino a quando in quella regione non vi siano due Stati, Israele e Palestina. Io sottoscrivo la parte in cui Segre dice: "con questa storica decisione, Papa Francesco si erge quale autentico leader del mondo libero, dimostrandosi capace di operare per la promozione della giustizia in tutte le sue declinazioni. Ne fa fede, oltre alla sua caparbia volontà di riconciliazione tra i popoli e tra le fedi, il suo reiterato impegno nel combattere le troppe sacche di miseria presenti un po’ ovunque nel mondo, e nell’esigere da tutti i politici misure più consapevoli di protezione dell’ambiente globale” ».

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