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Europee, i candidati sociali

Shady Alizadeh (Pd): «Credo in un’Europa unita e senza confini»

Avvocata e attivista nel movimento “Donne, vita, libertà", è candidata per il partito democratico nella circoscrizione Sud. «L’Europa deve basarsi sui concetti primari di cittadinanza europea, di solidarietà e di umanità». Mentre per la gestione delle migrazioni «immagino un’idea comune di inclusione e coesione sociale anche nel sistema dell’accoglienza». E promette battaglia «per l’abolizione delle discriminazioni di genere, socio-economiche, territoriali»

di Emiliano Moccia

Shady Alizadeh sin dai tempi dell’università, con l’associazione Cultura democratica, ha sempre sognato un’Europa unita, capace di mettere al centro dei suoi interessi i diritti di cittadinanza e temi come solidarietà e umanità. Nata a Terlizzi nel 1989 da madre lucerina (Foggia) e padre iraniano, che si sono conosciti all’Università di Bari, vive a Barletta dove svolge l’attività di avvocata esperta di welfare aziendale di genere. Attivista nel movimento “Donne, vita, libertà” (Woman for life and freedom) per il riconoscimento della democrazia in Iran, coordina il dipartimento diritti umani del Partito democratico Puglia, membro del coordinamento nazionale donne democratiche. Ė candidata in quota Pd nella circoscrizione Sud alle elezioni europee dell’8 e 9 giugno.

Alizadeh, da dove nasce il suo percorso di impegno civile e sociale che oggi la veda impegnata in politica?

Il mio percorso di attivismo nasce sin dai tempi dell’università ed è stato un impegno generazionale, perché abbiamo creato l’associazione Cultura democratica composta da laureati, dottorandi o chi stava terminando un percorso di studi, per dare atto ad una nostra visione di Italia e di Europa. Abbiamo iniziato a scrivere delle proposte di legge o di modifica sia rivolte al Parlamento sia all’Unione Europea. Una delle prime progettualità sulle quali abbiamo lavorato è stato il tema delle modifiche sul regolamento di Dublino, perché immaginavano un’idea di Europa sul tema dell’accoglienza che non rispondesse con l’agenzia Frontex, che si è occupata quasi di militarizzare il Mediterraneo, ma ragionando il principio del non respingimento, della cura e della salvezza in mare. Abbiamo immaginato un’Europa che sulla gestione dei profughi non avesse confini, generando un’accoglienza unica europea, per scardinare il concetto di quote, di redistribuzione, di deresponsabilizzazione degli Stati singoli. Dobbiamo pensare ad un’idea comune di inclusione e coesione sociale da parte degli Stati membri, anche nel sistema dell’accoglienza. Ė questo che voglio portare a Bruxelles.

VITA ha dedicato il numero di maggio alle prossime elezioni europee, individuando cinque temi cruciali, uno di questi è proprio la gestione delle migrazioni. Quali sono le sue idee in merito?

Un tema che mi sta molto particolarmente a cuore è legato al fatto che ogni stato sul tema dei profughi ha un sistema di accoglienza diverso, dei tempi delle commissioni territoriali diversi, delle valutazioni diverse, e questo crea un discrimine. L’idea è di non vedere più il profugo come un capitale umano da dividere sulla base di determinate esigenze, a partire da quello del lavoro, ma di riportare il tema dell’accoglienza e dell’universalità. Sogno un confine unico, una responsabilità unica da parte dei Paesi, un’idea di Europa federale che era propria di Schuman, Adenauer e Spinelli.

Sogno un confine unico, una responsabilità unica da parte dei Paesi, un’idea di Europa federale che era propria di Schuman, Adenauer e Spinelli

Il tema dei diritti delle donne fa parte del suo impegno civili. Ė tra quelli da portare a Bruxelles in caso di elezione?

Il mio impegno di attivista è sempre stato quello della tutela delle donne, anche a livello lavorativo, e del riconoscimento dei loro diritti umani e universalità. Soprattutto a seguito dell’uccisione di Masha Amini in Iran e del movimento nato in seguito, è molto più evidente quel filo rosso che unisce tutti i Paesi del mondo in cui si evidenziano le differenze legali, giuridiche, di consuetudine che vengono applicate a noi donne. L’ultimo Rapporto globale sulla disparità di genere pubblicato lo scorso anno rileva che l’anno di raggiungimento dell’uguaglianza di genere previsto è il 2154. Questo dato ci dà l’idea che se vogliamo parlare di un’Europa che sia ricca per tutti, di possibilità per tutti, deve mettere al centro un’attenzione specifica per promuovere delle politiche che non dobbiamo vergognarci di dire femministe. Il femminismo è quel movimento universale, di solidarietà e di emancipazione che non riguarda solo le donne, ma il benessere di tutti. I grandi movimenti femministi hanno portato l’attenzione sui minori, sulla tutela delle diversità, sulla giustizia sociale.

Sul tema del contrasto alla criminalità cosa pensa di proporre?

Tra le nostre idee, anche quella di una Procura unica europea, necessaria per poter scardinare tutti quei fenomeni di malcostume, di criminalità organizzata, di mafia che sono presenti in Europa. Ci sono Paesi che non hanno idea, non hanno i mezzi, di come perseguire un crimine o un’organizzazione del genere, che crea tutta una serie di lacune. Ho sempre avuto un’idea di Europa unica che potesse prendere il meglio dalle esperienze dei Paesi che ne fanno parte per creare quell’idea di Stati d’Unione federale, di Unione d’Europa, in grado di garantire la prosperità per tutti i cittadini. L’Europa deve basarsi sui concetti primari della cittadinanza europea, della solidarietà e dell’umanità.

Tra le sue battaglie c’è la lotta alle discriminazioni. Cosa intende fare?

Dobbiamo lavorare sull’abolizione delle differenze. Il progetto Next Generation Eu individua tre differenze specifiche in Europa, dove i cittadini vengono discriminati a sulla base del genere, della condizione socio-economica di provenienza, sulla base territoriale. Ė evidente che non tutti godiamo degli stessi diritti in Europa se siamo donne, se veniamo da una famiglia povera, se viviamo in un territorio che non è connesso, non ha infrastrutture, come il nostro Mezzogiorno. I fondi del Pnrr sono tati tagliati. Quei fondi destinati alle infrastrutture, alla costruzione di autostrade e reti ferroviarie per il Sud sono stati cancellati e disposti per la costruzione di un ponte che non si farà mai. Il mio impegno è di operare proprio verso il superamento delle differenze, eliminando ogni tipo di discriminazione.

Anche l’Europa è scossa dalla guerra. Tra i temi più urgenti, quello relativo alla difesa non armata. Cosa ne pensa?

Un impegno fondamentale è quello di un Mediterraneo di pace. Un tema che riguarda appunto le migrazioni, evitando un Mediterraneo militarizzato di muri e di morte. Il Mediterraneo è stato la palestra della politica estera dell’Occidente e l’Europa deve conclude quel percorso di riforma necessario per avere una voce unica in tema di politica estera. Perché solo se abbiamo una voce unica possiamo promuovere in maniera credibile la pace e soprattutto il dialogo diplomatico per porre le basi della pace. Non dobbiamo fare un’Europa che si fonda solo sulla produzione di armi. Il debito pubblico che stiamo creando in Europa non è per creare prosperità, costruire scuole, realizzare infrastrutture, dare la possibilità economica di aprire imprese, ma solo per vendere e produrre armi. La difesa comune è necessaria come idea, perché permette di controllare, di avere una visione unica dell’Europa, che faccia gli interessi di tutti i singoli Stati, ma non dobbiamo investire solo sulle armi.

Il Mediterraneo è stato la palestra della politica estera dell’Occidente e l’Europa deve conclude quel percorso di riforma necessario per avere una voce unica in tema di politica estera

Per migliorare l’economia sociale, il welfare, le condizioni di povertà, quali idee ha a riguardo?

In Europa, in una visione economica neoliberale, si vogliono considerare le associazioni e gli enti del terzo settore come vere e proprie imprese, a partire dal tema dell’applicazione dell’iva o della tassazione. Vogliono trasformare il welfare in un affare privato, di ricchezza, di creazione di utile. Quando invece il nostro modo di cooperazione, di associazione, di impegno territoriale, nasce dalla messa disposizione di competenze per un benessere collettivo. Non ha una visione di profitto, ma di tenuta sociale. Perché dove non arriva il welfare di Stato c’è un’esperienza di aiuto, soprattutto nel Mezzogiorno, che nasce dal volontariato, che nasce con un’idea precisa di umanità. Il mio impegno è di una politica europea che contrasti questa visione di profitto, a favore dell’esperienza del volontariato, dell’associazionismo, del terzo settore che fa welfare, che crea benessere, che diventa collettore sociale.

Questa intervista fa parte di una serie sui candidati sociali alle elezioni europee, di cui sono già uscite quelle a Humberto Insolera (Pd), a Rita Bernardini (SuE), a Bruno Molea (FI), a Ugo Biggeri (M5s), a Antonio Mumolo (Pd) a Luca Jahier (Pd), Annalisa Corrado (Pd) e Cecilia Strada (Pd).

Abbiamo dedicato il numero di VITA magazine “L’Europa da rifare” ai più rilevanti temi sociali da approfondire in vista delle elezioni europee del prossimo giugno. Se sei abbonata o abbonato a VITA puoi leggerlo subito da qui. E grazie per il supporto che ci dai. Se vuoi leggere il magazine, ricevere i prossimi numeri e accedere a contenuti e funzionalità dedicate, abbonati qui.


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