Sezioni

Attivismo civico & Terzo settore Cooperazione & Relazioni internazionali Economia & Impresa sociale  Education & Scuola Famiglia & Minori Leggi & Norme Media, Arte, Cultura Politica & Istituzioni Sanità & Ricerca Solidarietà & Volontariato Sostenibilità sociale e ambientale Welfare & Lavoro

Attivismo civico & Terzo settore

Tre punti per l’agenda politica

Riconoscimento civilistico, incentivi fiscali, una reale susidarietà orizzontale: da dove ripartire nella prossima legislatura

di Edoardo Patriarca

e organizzazioni non profit sono state un potente fattore di partecipazione e di democrazia a fronte di una crisi verticale della rappresentanza politica tradizionale, un tonico alla tenuta di una democrazia non ridotta a sistema di regole ma realmente ispirata al principio di solidarietà e di responsabilità. Dallo sviluppo potente e inaspettato del non profit in Italia sono scaturiti tre ?movimenti? del tutto imprevedibili. La ridefinizione delle rappresentanze connesse alle nuove forme della cittadinanza, non più basate sul solo modello lavoristico: l?ingresso di dieci rappresentanti del terzo settore nel Cnel ne è stato l?affermazione-simbolo più indicativa. Il protagonismo delle organizzazioni del non profit nei processi di innovazione del welfare: la centralità dei temi connessi alla solidarietà sociale, ai diritti e alla giustizia, anche sul piano internazionale,sono state le direttrici principali. E, infine, l?affermarsi del principio di sussidiarietà che con la riforma del Titolo V della Costituzione ha determinato un capovolgimento dei criteri ridistribuitivi della potestà amministrativa: ora il principale protagonista è il dualismo società civile-privato sociale, non più la nota gerarchia Stato-Regione-Comuneformazioni sociali. Quali sono quindi i punti più qualificanti per immaginare una piattaforma per la prossima legislatura che veda protagonista il terzo settore italiano? Un primo punto riguarda il riconoscimento civilistico di una realtà che non è più quella disegnata dal Codice civile nel 42, attraverso una produzione legislativa più organica e il superamento di una politica fiscale sostanzialmente sospettosa e pregiudiziale verso il mondo della solidarietà organizzata. Un secondo punto è relativo alla possibilità per il terzo settore di darsi una propria autonomia economica che lo svincoli dalla cronica dipendenza dagli appalti della pubblica amministrazione. E ciò si può ottenere incentivando fiscalmente le donazioni dei cittadini e delle imprese e, nel contempo, sostenendo la domanda di nuovi servizi che proviene dalle famiglie con forme di deducibilità delle spese sostenute nei servizi di cura, per l?educazione e la formazione. Altra questione è lo sviluppo dell?imprenditoria sociale. La legge sull?impresa sociale da poco approvata è per gli operatori del terzo settore il riconoscimento del ruolo imprenditoriale svolto nell?economia del paese, mentre per gli operatori del for profit rappresenta la garanzia di concorrenza leale. Peccato che la legge non abbia previsto alcuna forma di incentivazione fiscale, che non deve essere intesa come una sorta di regime di favore o di assistenza statale, ma come riconoscimento della funzione di utilità sociale ad un soggetto di natura privata che si candida alla gestione di beni comuni. Quindi un soggetto pubblico a tutti gli effetti! Se ciò non verrà introdotto nella prossima legislatura temo che la nostra imprenditoria sociale non potrà svilupparsi e raggiungere i numeri delle altre nazioni europee. Non da ultimo le politiche di welfare, che devono vedere il terzo settore protagonista utile ed indispensabile. Un welfare non più immaginato residuale, ma risorsa indispensabile per lo sviluppo economico dell?intero paese. Ed ecco riproporsi il tema della sussidiarietà orizzontale che, seppur riconosciuta a chiare lettere nella Costituzione, ha bisogno di una pratica concreta. Sussidiarietà non intesa come totale dismissione delle politiche pubbliche ma come presenza responsabile e competente della società organizzata, con una capacità di governo delle amministrazioni pubbliche ancor più efficace del passato. Occorre riaprire in tal senso una seria riflessione sul futuro del welfare e sul ruolo che dovrà svolgere il terzo settore. La legge 328 di riforma dei servizi lociali rimane un riferimento culturale e politico assai attuale. Sarebbe opportuno ripartire da lì e aprire con coraggio sulle politiche di sostegno alla famiglia ed alle categorie sociali più deboli. Infine, sul fronte legislativo, sono urgenti le riforme della legge sul volontariato, sulla cooperazione internazionale e un sostegno convinto al Servizio civile nazionale. Edoardo Patriarca, portavoce Forum nazionale del terzo settore


Qualsiasi donazione, piccola o grande, è
fondamentale per supportare il lavoro di VITA